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IRAN: NOTTE DI SCONTRI E PROTESTE NELLA CAPITALE. POSSIBILE INTERVENTO DEGLI STATI UNITI

Ore di proteste e scontri in Iran. L’esercito iraniano afferma che difenderà gli “interessi nazionali” del Paese, mentre le proteste antigovernative continuano ad intensificarsi, tra arresti diffusi e un blackout di Internet. In una dichiarazione pubblicata sabato da siti di informazione semi-ufficiali, l’esercito ha accusato Israele e “gruppi terroristici ostili” di voler “minare la sicurezza pubblica del Paese”.

Una folla numerosa si è nuovamente radunata nel nord della capitale iraniana, Teheran, accendendo fuochi d’artificio e battendo pentole mentre gridavano slogan a sostegno della monarchia detronizzata, secondo un video verificato e diffuso dall’agenzia di stampa AFP.

Da fine dicembre 2025 si sono svolte manifestazioni in tutto l’Iran, con crescenti richieste per la fine del sistema clericale che ha governato il Paese dalla rivoluzione islamica del 1979. L’amministrazione Trump sta monitorando le manifestazioni in corso in Iran per individuare segnali che possano far cadere il governo iraniano.

Inizialmente l’amministrazione americana ha valutato che le proteste, iniziate a fine dicembre, non avevano la forza sufficiente per far cadere il governo iraniano, ma la determinazione è stata rivalutata dopo che hanno acquisito slancio più avanti nel corso della settimana. Le autorità iraniane non hanno diffuso statistiche ufficiali sulle vittime.

L’agenzia di stampa Human Rights Activists ha dichiarato che 2.277 persone sono state arrestate, decine sono rimaste ferite e oltre 500 sono state uccise, tra cui membri delle forze di sicurezza. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se l’Iran avesse ucciso manifestanti pacifici, affermando sulla sua piattaforma Truth Social: “Se l’Iran uccide violentemente manifestanti pacifici, come è loro abitudine, gli Stati Uniti verranno in loro soccorso. Siamo armati e pronti a partire”.

Le manifestazioni di queste ore sono le più grandi in Iran dai tempi del movimento di protesta del 2022-2023, scatenato dalla morte in custodia di Mahsa Amini, che era stata arrestata per aver presumibilmente violato il rigido codice di abbigliamento femminile del Paese.