“I giorni in cui le Big Tech invadevano e spiavano le case degli americani sono finiti”.

Così il procuratore del Texas, Ken Paxton, annuncia la vittoria contro le smart tv.
Paxton ha fatto causa a cinque aziende produttrici, accusando il loro software, l’ACR, di lesione di privacy.
Il tribunale di Stato gli ha dato ragione, pronunciando al momento due ordinanze restrittive temporanee nei confronti di Samsung e Hisense, società cinese.
ACR sta per Automatic Content Recognition, ed è una funzione base integrata nel sistema delle smart tv, ovvero quelle televisioni che hanno accesso ad Internet.
Questo software registra le preferenze dei telespettatori, poiché vede e sente ciò che stai guardando, e ti consiglia di conseguenza prodotti che possano interessarti.
“Le aziende non hanno alcun diritto di registrare illegalmente i dispositivi degli americani all’interno delle case” ha affermato il procuratore. “Questa condotta è invasiva, ingannevole e illegale. Il diritto fondamentale alla privacy sarà tutelato in Texas perché possedere un televisore non significa cedere le proprie informazioni personali alle Big Tech o ad avversari stranieri“.
Difatti l’ACR, pur essendoci la possibilità di disabilitarlo dalle impostazioni della tv, non è un sistema citato dai venditori. Spesso la televisione non chiede neanche il consenso all’utente e difficilmente si è a conoscenza del suo reale impatto.
L’ordinanza ottenuta in Texas ha dunque fermato provvisoriamente la sorveglianza, fino al 9 gennaio quando ci sarà l’udienza e verranno esaminate le prove.
Le altre aziende sotto accusa dal procuratore Paxton sono Sony, LG, e la TCL Technology Group Corporation.
Non è detto che nelle prossime settimane anche queste società vengano colpite dall’ingiunzione.