AREZZOARTE & LIBRIESTEROITALIA

Grammelot: l’artista aretino Luca Ceccherini porta la sua opera in Mostra a Parigi

Nato e formatosi in città, il pittore ha recentemente
esposto anche a Milano, Napoli e Shanghai

Grammelot è il titolo della prima mostra personale in Francia del pittore aretino Luca Ceccherini presso la Gallerie Dina Vierny . Il grammelot appartiene a quei linguaggi che precedono la grammatica. Reso celebre da Dario Fo (1926–2016), Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, nel suo capolavoro Mistero Buffo, è un insieme di suoni, ritmi e gesti — tratto dalla tradizione dei giullari, gli acrobati-buffoni itineranti dell’Italia medievale — che dice tutto senza nominare nulla, senza regole né dizionario, e tuttavia comunica con forza immediata. La pittura di Luca Ceccherini funziona allo stesso modo.
Luca Ceccherini è nato nel 1993 ad Arezzo, in Toscana, si è formato presso la Libera Accademia del Teatro d’Arezzo, poi alle Accademie di Belle Arti di Firenze e Venezia e la sua pratica si è sviluppata nutrendosi in egual misura di pittura e teatro: da un lato il rigore della composizione, dall’altro la presenza fisica delle figure. Il suo lavoro è stato recentemente presentato a Milano, Napoli e Shanghai, e l’artista ha preso parte a residenze presso Palazzo Monti a Brescia e a Cerreto Guidi, nei pressi di Firenze.


Grammelot, curata da Giorgia Aprosio, è la sua prima personale in Francia ed esattamente a Parigi. L’esposizione francese riunisce un corpus di nuove opere in cui Ceccherini evoca il mondo dei giullari, le figure della commedia dell’arte e i paesaggi della sua infanzia toscana. Acrobati, folli, funamboli, sagome emerse dall’immaginario popolare: queste figure abitano la tela come archetipi familiari eppure non identificabili, radicati in un tempo profondo che trabocca nel presente.
Ceccherini è stato attore prima di dedicarsi alla pittura, e questa tensione originaria è leggibile in ogni opera. Le sue figure non cercano di illustrare: occupano lo spazio con la presenza fisica di un performer, abitano la superficie con la stessa densità dei tronchi d’albero e dei margini boschivi che le circondano. Come Fo attingeva alle narrazioni popolari medievali per restituire voce a chi la storia aveva scelto di ignorare, Ceccherini lavora con una memoria collettiva silenziosa non per conservarla come in un museo, ma per restituirle una vita pittorica.