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È verde la cometa interstellare 3I/Atlas

Comet 3I/ATLAS streaks across stars and galaxies in this image captured by the Gemini Multi-Object Spectrograph (GMOS) on Gemini North on Maunakea in Hawai‘i, one half of the International Gemini Observatory, partly funded by the U.S. National Science Foundation (NSF) and operated by NSF NOIRLab. This image is composed of exposures taken through four filters — blue, green, orange, and red. As exposures are taken, the comet remains fixed in the center of the telescope’s field of view. However, the positions of the background stars change relative to the comet, causing them to appear as colorful streaks in the final image. See a version of the image where the stars have been “frozen” here. These observations of Comet 3I/ATLAS were conducted during a Shadow the Scientists program hosted by NSF NOIRLab. A full recording of the session can be found here.

È riemersa di colore verde la cometa interstellare 3I/Atlas, dopo essere sparita dietro il Sole con un colore rossastro. Il cambiamento cromatico è dovuto alla presenza di carbonio in forma biatomica nella chioma, come hanno osservato gli scienziati assieme ai partecipanti del programma divulgativo “Shadow the Scientista” usando il telescopio Gemini Nord

Natale, si sa, è tempo di comete. Che siano quelle delle luminarie nei centri delle città, o quelle appese sopra la grotta del presepe, una cosa è certa: saranno luci gialle o al più bianche. Di certo non verdi. Se aveste guardato il cielo di fine novembre con un telescopio potente a sufficienza, invece, avreste visto una cometa chiamata 3I/Atlas riemergere, dopo essere passata dietro il Sole, proprio di colore verde.

Il 26 novembre 2025, nel corso di una sessione di Shadow the Scientists, un’iniziativa di divulgazione che invita gli studenti di tutto il mondo a unirsi ai ricercatori per osservare con i telescopi più avanzati al mondo, astronomi e studenti hanno puntato, appunto, 3I/Atlas – uno dei tre oggetti interstellari a oggi noti –, usando lo spettrografo multi-oggetto Gemini (Gmos) del telescopio Gemini Nord a Maunakea, isole Hawaii. La cometa è riapparsa nel cielo vicino a Zaniah, un sistema stellare triplo situato nella costellazione della Vergine. L’immagine la potete vedere qui sopra: è una composizione di esposizioni effettuate usando quattro filtri: blu, verde, arancione e rosso. Durante ciascuna esposizione, la cometa viene mantenuta fissa al centro del campo visivo del telescopio, mentre le posizioni delle stelle sullo sfondo cambiano con il tempo, apparendo pertanto come strisce colorate nell’immagine finale.

La cometa, dicevamo, appare verde. Prima di sparire dietro il Sole, invece, appariva più rossastra. Non è affatto la prima volta che viene osservata una cometa di questo colore, e secondo gli esperti a conferirlo sarebbe il carbonio biatomico (C2) presente nel gas che evapora nella chioma, una molecola altamente reattiva composta da due atomi di carbonio che emette luce a lunghezze d’onda verdi. Ciò che ora si chiedono gli scienziati è come si comporterà la cometa quando lascerà le vicinanze del Sole e si raffredderà. Molte comete hanno una reazione ritardata al calore del Sole, a causa del tempo necessario affinché il calore raggiunga l’interno della cometa. Questo ritardo può attivare l’evaporazione di nuove sostanze chimiche o innescare l’esplosione della cometa.

Il programma Shadow the Scientists è stato protagonista delle osservazioni poco prima che la cometa interstellare sparisse dietro il Sole, osservando con il telescopio Gemini Sud, e l’ha ritrovata, con il gemello Gemini Nord, a fine novembre. Ora, Gemini continuerà a monitorare la cometa mentre lascia il Sistema solare per rilevare i cambiamenti nella composizione dei suoi gas o eventuali esplosioni.

«Condividere un’esperienza di osservazione in alcune delle migliori condizioni disponibili offre al pubblico una visione davvero privilegiata del nostro visitatore interstellare», dice Bryce Bolin, ricercatore di Eureka Scientific che ha guidato il programma osservativo. «Permettere al pubblico di vedere cosa facciamo come astronomi e come lo facciamo aiuta anche a demistificare il processo scientifico e di raccolta dei dati, aggiungendo trasparenza al nostro studio di questo affascinante oggetto».