Addio alla ‘fabbrica di vetro’ di Dresda

Volkswagen chiude il suo stabilimento in Germania: è la prima volta in 88 anni.
La fabbrica Volkswagen di Dresda
L’edificio trasparente, inaugurato nel 2002, cambia: diventa un polo di ricerca per lo sviluppo di intelligenza artificiale, robotica e chip. L’investimento è da 50 milioni di euro in sette anni, in collaborazione con l’università di Dresda.
Nel sito, dove c’è anche uno spazio espositivo, Volkswagen produce auto elettriche e di lusso. Qui i numeri non sono mai stati elevati: 200.000 veicoli prodotti in 23 anni. Per intenderci: lo stabilimento centrale di Wolfsburg produce circa 500.000 auto in un anno, peraltro in calo rispetto alle 800.000 di dieci anni prima.
Il ridimensionamento di Volkswagen in Germania
In Germania, Volkswagen ha già annunciato il taglio di 35.000 posti, riducendo gli investimenti fino al 2027 di 20 miliardi di euro. Tra le motivazioni: costi di produzione elevati, dazi, bassa domanda per le auto elettriche e concorrenza cinese.
La Cina merita un capitolo a parte: se la produzione a Dresda era incentrata sull’elettrico, Volkswagen sposta l’attenzione in questo ambito proprio dalle parti di Pechino. I tedeschi annunciano un investimento da 3 miliardi di euro nel centro di Hefei. A causa della carenza di semiconduttori cinesi, invece, Volkswagen aveva dovuto sospendere la produzione a Wolfsburg.
Allora i tedeschi vanno direttamente in Cina. Gli analisti definiscono la mossa come una scommessa: se da un lato si riducono i costi produttivi, dall’altro c’è la forte dipendenza tecnologica dai marchi cinesi, in vantaggio nel mercato elettrico.
Alla Germania, il gruppo Volkswagen sembra preferire anche la Spagna, con nuovi investimenti elettrici in Catalogna per il suo marchio Seat.
I tedeschi guardano ovunque, tranne che in Germania. La cosiddetta ex locomotiva guida la crisi industriale dell’Europa. Il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream, che univano il Paese alla Russia, sembra un po’ il simbolo del declino.
Nel nostro continente, intanto, si lavora per rinviare lo stop alla vendita di motori tradizionali previsto per il 2035. Così, le case automobilistiche si riorganizzano in attesa degli eventi.