“HA VIOLENTATO ED UCCISO LA MIA AMICA E MENTRE STUPRAVA MIA SORELLA SONO RIUSCITA A FUGGIRE”

20 agosto 1997, Sulmona (L’Aquila)
E’ un fresco pomeriggio di fine agosto a Marane, frazione a 5 km da Sulmona, quando la tranquillità ed il silenzio della montagna viene interrotta da una ragazza in preda ad una apparente crisi isterica che irrompe in una fattoria del piccolo paesino abruzzese. E’ vistosamente insaguinata e chiede disperatamente aiuto. Quando finalmente riesce a spiegarsi la strana situazione viene alla luce. Si chiama Silvia Olivetti, ha 17 anni ed è reduce da una mattanza di sangue.
Silvia, sua sorella Diana e Tamara Gobbo, tutte originarie di Albignasego (Padova), sono appassionate escursioniste di montagna ed hanno deciso di trascorrere le vacanze in Abruzzo, precisamente nel Parco Nazionale della Maiella.
I primi giorni li trascorrono all’insegna del divertimento e delle lunghe camminate con pernottamenti all’aperto in tenda.

La mattina del 20 agosto decidono di partire da Sant’Eufemia a Maiella per una tranquilla escursione sulle pendici del Monte Morrone. Il percorso è agevole rispetto a quelli dei giorni precedenti. Dopo due ore di cammino, precisamente alle 10 di mattina, hanno già raggiunto il rifugio Capoposto. Qui incontrano un uomo alto con il cappello calato a mò di visiera a coprire gli occhi. All’apparenza sembra un pastore del luogo. Le tre ragazze lo salutano come normale prassi quando si incrocia qualcuno su un sentiero. Diana Olivetti, la sorella di Silvia, chiede lui qual è il percorso principale per raggiungere il Monte Morrone. Il pastore si offre da guida per un tratto e le ragazze lo seguono senza pensarci. Non parla bene l’italiano ma conosce bene la montagna.
Dopo alcuni metri di cammino, arrivati in prossimità di un boschetto, il pastore si fa da parte indicando alle tre escursioniste la strada che conduce al Morrone. Quest’ultime lo ringraziano ma, come risposta, invece del classico “prego”, si ritrovano puntata una pistola dall’uomo. Egli intima alle ragazze di inoltrarsi nel boschetto mentre queste lo implorano di lasciarle andare arrivandogli ad offrire tutto quello che hanno. Silvia è la più insistente nelle suppliche. L’uomo misterioso si innervosisce ed esplode un colpo nei confronti della ragazza che stramazza priva di sensi al suolo. Tamara urla irritando ancora di più il pastore che fa partire altri due colpi fatali alla giovane. Vedendo i corpi dell’amica d’infanzia e della sorella a terra, Diana Olivetti inveisce contro il suo sequestratore. “Le hai uccise! Le hai uccise!”
Silvia, nonostante la ferita da proiettile all’addome, è ancora viva e si finge svenuta. L’uomo ha ancora tre proiettili nella pistola ed intima a Diana di spogliarsi. I due si allontanano qualche metro più avanti. Silvia coglie l’attimo e si alza. In lontananza scorge la sorella sdraiata con il pastore sopra di lei con i pantaloni calati. La 17enne inizia a correre mentre si ode un altro sparo. Poi, il silenzio.
Silvia vaga senza una meta per cinque ore con la paura di essere raggiunta ed uccisa. E’ pomeriggio tardi quando scorge delle case, è la frazione di Marane in prossimità di Sulmona.
Alle prime persone che incontra urla: “HA VIOLENTATO ED UCCISO LA MIA AMICA E MENTRE STUPRAVA MIA SORELLA SONO RIUSCITA A FUGGIRE”.
La sua storia sembra surreale come se fosse uscita fuori da un film horror. Mentre Silvia viene ricoverata all’ospedale di Sulmona, i carabinieri iniziano a setacciare la zona per trovare l’assassino. Alle 23 lo trovano mentre dorme tranquillamente nello stazzo di Capoposto. Stranamente è rimasto in zona nonostante il fatto compiuto. Di lì a poco vengono ritrovati i corpi di Diana e Tamara nel boschetto dov’è avvenuta la mattanza.
Ma, fin da subito, la curiosità è tutta per il “Mostro del Morrone”. Chi è costui e da dove viene?
Il pastore assassino è un 23enne macedone di nome Aliyebi Gostivar Hasani. E’ un clandestino slavo che vive sulle montagne abruzzesi. Aliyebi dichiara subito la propria colpevolezza riferendo anche alle autorità che le pistole in suo possesso appartengono in realtà al suo datore di lavoro, l’allevatore Mario Iacobucci.
Il macedone non presenta le classiche caratteristiche del serial killer. Appare sporco, trasandato nell’aspetto e presenta gravi disturbi della personalità, associati a una gravissima incapacità di controllo degli impulsi.
Verrà condannato all’ergastolo.
Silvia Olivetti, invece, si riprenderà dal trauma, tornerà a fare escursioni in montagna, si sposerà proprio con un abruzzese con la sua medesima passione e dalla loro unione nasceranno due bambini.
A questo fatto di cronaca é ispirato il romanzo “L’età fragile” della scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio. L’opera, tra l’altro, ha vinto il Premio Strega nel 2024.
Nella prima foto, le tre ragazze durante una loro escursione. Da sinistra verso destra: Silvia Olivetti, Diana Olivetti e Tamara Gobbo.
Nella seconda, una lapide a memoria delle due ragazze uccise nella zona del Monte Morrone.
#montemorrone #abruzzo #sulmona #truecrimeitalia #nonsiseviziauntuttologo #untuttologo #ertuttologk #accaddeoggi