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AL VIA L’AUTUNNO MUSICALE CON I PRIMI CONCERTI

Dall’11 ottobre al 26 dicembre, la Reggia di Caserta, il Museo Campano di Capua e il Museo Archeologico di Maddaloni, nonché le chiese monumentali di Sessa Aurunca, Carinola, Maddaloni e Piedimonte Matese saranno protagoniste di variegate proposte musicali da Pianofestival, alla Musica da Camera, all’ A-Solo, ai Concerti dell’Orchestra, ad  Estonia Contemporanea. In parallelo anche un ricco carnet di “Altri Eventi”: Educational, Piano Lab, Suoni & Sapori, Electronics Lab, Itinerari Barocchi / Europa Classica, L’atro Suono / Bosphorus Project .

Si parte con gli appuntamenti del primo weekend , da venerdì 11 a domenica 13 ottobre :

  • Venerdì 11 ottobre, ore 19.30 – MUSICA DA CAMERA con Keyong Ham (oboe)e Kamelia Miladinova (pianoforte) su musiche di Bach, Schumann, Dorati, Haas, al Museo Archeologico di Calatia a Maddaloni
  • Sabato 12 ottobre, ore 20.00  – I CONCERTI DELL’ORCHESTRA, dell’Orchestra da Camera di Caserta diretta da Antonino Cascio , con Keyong Ham (oboe) su musiche di Boccherini, Mozart, Haydn presso la Chiesa di S. Giovanni a Villa, a Sessa Aurunca
  • Domenica 13 ottobre, ore  11.30 Il concerto si ripropone nel contesto d’eccezione della Cappella palatina della  Reggia di Caserta
  • E a seguire alle ore 17.30  – PIANOFESTIVAL, Pietro de Maria al pianoforte eseguirà musiche di Rachmaninov, Chopin, presso il Museo Campano di Capua. Grande pianista di rilievo internazionale, la sua intensa attività concertistica lo vede solista con prestigiose orchestre e con direttori quali Roberto Abbado, Gary Bertini, Myung-Whun Chung, Vladimir Fedoseyev, Daniele Gatti, Alan Gilbert, Eliahu Inbal, Marek Janowski, Ton Koopman, Michele Mariotti, Ingo Metzmacher, Gianandrea Noseda, Corrado Rovaris, Yutaka Sado, Sándor Végh, Jonathan Webb. Pietro De Maria è Accademico di Santa Cecilia e insegna al Mozarteum di Salisburgo; inoltre è nel team di docenti del Progetto La Scuola di Maria Tipo nell’ambito dall’Accademia di Musica di Pinerolo.

I cicli Pianofestival, Musica da Camera e A-Solo si svolgeranno in più week end presso il Museo Campano di Capua e il Museo Archeologico di Maddaloni e proporrano concerti di Pietro De Maria, Giuseppe Albanese, Massimiliano Damerini, Olaf John Laneri, Frederic Lagarde e Bruno Canino; in calendario anche Emanuil Ivanov e Aristo Sham – Primi Premi nel 2019 al Concorso Busoni di Bolzano e al Casagrande di Terni -,  Ilya Maximov e Marek Kozak –  vincitori nel 2017 dei Concorsi Viotti di Vercelli e Primavera di Praga -. La sezione cameristica ospiterà invece il Linos Piano Trio –  Primo Premio al Concorso di Musica da Camera di Melbourne nel 2015 -, il  Quartetto Solem e il Quartetto Echos – quest’ultimo premiato dalla critica italiana con il Premio Farulli nell’ambito del Premio Abbiati -, il violinista Charles Wetherbee – già Konzertmeister della Columbus Symphony Orchestra – in duo con la pianista Michelle Schumann, nonchè i solisti ospiti dell’Orchestra.

L’Orchestra da Camera di Caserta, diretta da Antonino Cascio, accanto a nomi affermati del concertismo nazionale ed internazionale quali i violinisti  Vadim Tckijik & Maria Safariants, il flautista Giuseppe Nova, il violinista Giovanni Angeleri – uno dei tre italiani, insieme a Salvatore Accardo, ad avere vinto il Premio Paganini – e  Bruno Canino – protagonista, insieme all’Orchestra del tradizionale Concerto per un Giorno di Festa alla Reggia di Caserta – ospiterà i vincitori dei Concorsi di Monaco e Praga  quali  l’oboista Keyong Ham, il violista Takehiro Konoe, il violoncellista Vaclav Petr e la flautista  Anna Talácková. Come di consueto, i concerti si teranno il sabato sera in provincia –Piedimonte Matese, Carinola, Sessa Aurunca e Aversa – e  la domenica mattina presso la Cappella Palatina della Reggia di Caserta.

ll Museo archeologico di Calatia di Maddaloni ospiterà anche Il Ciclo Estonia Contemporanea, a cura del “madrelingua” Estonian Piano Trio: in programma un percorso antologico nella musica moderna e contemporanea estone con prime esecuzioni.

Nutrito il carnet degli Altri Eventi: Educational: lezioni – concerto per le scuole e a cura di Keyong Ham, Takehiro Konoe, Vaclav Petr, Anna Talácková, Giuseppe Nova e Giovanni Angeleri; Piano Lab: open space per giovani compositori che si cimenteranno con la forma del Notturno e i cui brani saranno eseguiti in prima assoluta da Massimiliano Damerini ed accostati a brani della medesima forma di Chopin, Faurè, Scriabin e Debussy; Electronics Lab / Antichi e Nuovi Linguaggi a cura di Stefano Busiello; Itinerari Barocchi ed Europa Classica a cura dei solisti ed ensemble dell’Orchestra da Camera di Caserta; l’Altro Suono / Bosphorus Project a cura di Sezen Gümüştekin ed Emanuele le Pera; Suoni & Sapori a cura di Asso Imprese Artigiane di Caserta, in concomitanza con i concerti  al Museo Archeologico di Calatia di Maddaloni -.

L’Autunno Musicale è sostenuto dal MIBACT – Direzione Generale Spettacolo e dalla Regione Campania e si avvale della collaborazione di vari enti: la Reggia di Caserta, la Provincia di Caserta e il Museo Campano di Capua, il Polo museale di Napoli e il Museo archeologico di Calatia , i Comuni di Carinola, Maddaloni e Piedimonte Matese, il Centro Unesco Caserta, le Associazioni, Byblos di Piedimonte Matese, Mozart di Sessa Aurunca, Pro Loco di Carinola, Lyons Club Aversa Normanna, Irem e Area Arte.

Il talento di Alexandra Del Bene orgoglio italiano nella splendida cornice di Siviglia

La Corrida spagnola si impreziosisce del talento di una grande artista italiana, Alexandra Del Bene, che incontriamo in Italia in occasione dell’International Tour Film Festival a Civitavecchia, manifestazione per la quale ha realizzato per il secondo anno consecutivo la splendida statuetta che sarà consegnata al vincitore del grande evento internazionale.

“Sono orgogliosa ed onorata che una mia opera possa essere emblema di questo importantissimo Festival Internazionale”.

Ma gli ultimi 9 anni hanno visto l’arte di Alexandra Del Bene illuminare la città di Siviglia, dove si è trasferita e può ormai considerarsi una concittadina andalusa.

“Siviglia continua ad ispirarmi – commenta Alexandra Del Bene – sono felice di vivere qui e che ogni occasione sia quella giusta per ispirare la mia arte divertendomi a realizzare opere apprezzate dal pubblico. Credo che l’arte debba essere sempre alla portata di tutti ed usata per decorare le città ridando bellezza lì dove manca, anche attraverso i miei graffiti”

E stavolta il talento di Alexandra Del Bene ha donato alla città di Siviglia dei veri e propri capolavori, dipingendo i  “capotes” con cui i Toreri affrontano la Corrida, in occasione della Festa di San Michele e della Festa Taurina. Tre le Corride in programma, che hanno visto esibirsi famosi toreri, tra i quali Enrique Ponce, Josè Marìa Manzanares e Manuel Jesus El Cid.

“Con questa mia realizzazione – continua l’artista romana – ho voluto rappresentare questo rapporto conflittuale tra uomo e toro. Ho ripercorso la visione del toro dalla preistoria al mito di Europa fino all’interpretazione picassiana”.

e Toros

 

L’esposizione dei “capotes” è proseguita dalla Plaza De Toros alle balconate fronte strada del Bar Arenal Ventura e del Ristorante Bajo Guìa, entusiasmando turisti e sivigliani ed ora è presente all’interno del ristorante sivigliano, dove l’artista sta realizzando anche degli splendidi graffiti.

Le tre corride in programma inoltre registravano l’addio alla famosa Corrida sivigliana, la Plaza de Toros, del celebre torero Manuel Jesus El Cid, a cui Alexandra Del Bene ha voluto rendere omaggio dipingendo la sua immagine sulla carta “Naipe”, utilizzata poi per il libretto ufficiale della Corrida.

L’arte di Alexandra Del Bene illumina Siviglia con tantissime altre opere, tra cui lo stemma dipinto nella porta di cristallo dell’ hotel Doña Maria, i graffiti nelle porte dei negozi di souvenir di Calle Franco 39 e Calle Alemanes e per ultimo concluso proprio ieri nella parete della Casa della Memoria in Calle Cune 6, il miglior centro di ballo flamenco di Siviglia. Nei suoi 9 anni a Siviglia ha realizzato innumerevoli opere nella splendida città andalusa, più di 100 opere e lavori realizzati, dipingendo le pareti di questa città incantevole e raccogliendo l’entusiasmo degli andalusi.

Inoltre Alexandra Del Bene ha restaurato il soffitto del più antico bar ristorante di Siviglia, il secondo di Spagna, El Rinconcillo, un onore per l’artista romana visto il prestigio del luogo, che ne immortalerà la sua arte in tutta la Spagna.

Alexandra Del Bene si afferma come la più autorevole e talentuosa artista estemporanea, orgoglio della cultura italiana a Siviglia.

 

Le attività di fine estate al Parco di Ercolano

Il parco Archeologico di Ercolano non è andato in ferie e, anzi, con il rientro dalle vacanze moltiplica la propria offerta culturale. Oltre alla continuazione fino al 21 settembre dei “Venerdì di Ercolano”, i percorsi serali che registrano da luglio il tutto esaurito, il mese di settembre al Pa-Erco si annuncia denso e stimolante. 

Un fermento di attività di ricerca, di tutela e conservazione partecipate caratterizzano la fine estate al Parco Archeologico di Ercolano.

 Il primo appuntamento vede il Parco promotore di un progetto accolto nella prestigiosa iniziativa  World Heritage Volunteers 2019. Si tratta di un progetto scientifico UNESCO che a livello internazionale coinvolge giovani e organizzazioni nella conservazione e promozione del Patrimonio Mondiale.  Dal 31 agosto al 14 settembre 2019 i volontari saranno protagonisti partecipando alle attività di conservazione del sito con un piano di lavoro che ha l’obiettivo di sensibilizzare sulla tematica e di condividere le conoscenze sul patrimonio culturale dell’area di Ercolano tra la comunità locale e giovani partecipanti che provengono da tutto il mondo. “Sono particolarmente soddisfatto della partecipazione a tale progetto – dichiara il direttore Sirano – è dai tempi di Maiuri che il Parco non si rendeva protagonista di un progetto di questo genere aperto ai non professionisti. Da quando è stato pubblicato il bando siamo stati sommersi di richieste di partecipazione davvero da ogni parte del mondo. E’ stato duro selezionare solo 10 volontari, ma la giovane età e lo straordinario successo della manifestazione ci incoraggiano a progettare per l’anno prossimo un Action Camp ancora più grande.  Oltre a mirare ad espandere l’apprendimento interculturale tra volontari e comunità locale, il sito verrà promosso a livello internazionale. Si tratta del primo progetto di volontariato del Parco Archeologico di Ercolano permesso anche grazie alla collaborazione con i Comuni di Ercolano e Portici, con il Parco Nazionale del Vesuvio, con la Youth Action for Peace Italia e con la Pro Loco Herculaneum Association.  I volontari entreranno nel ”dietro le quinte” e apprenderanno le basi del funzionamento del motore del Parco collaborando ed essendo coinvolti in prima persona in un programma disegnato per loro dai nostri archeologi e restauratori molto articolato che copre l’intero spettro delle nostre attività: dall’accoglienza alla conservazione. “

I volontari saranno coinvolti fianco a fianco con il personale di accoglienza e di manutenzione del sito e avranno il privilegio di fare da “assistenti in erba” per gli interventi sugli affreschi. Nell’antiquarium del Parco lavoreranno sulla gestione dei flussi e dell’accoglienza dei visitatori, oltre ad essere di supporto per i disabili nella visita della mostra SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano. 

Dal 00 al 00 ritorna per il secondo anno consecutivo l’alta formazione  sul campo promossa dall’ISCR, Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, ente afferente al MiBAC, specializzato nel restauro di opere d’arte e del patrimonio dei beni culturali, che ospita nelle sedi di Roma e Matera la Scuola di Alta Formazione (SAF) a cui compete il ruolo di formare i futuri restauratori con un approccio interdisciplinare fondato sulla ricerca e la sperimentazione. Gli alunni iscritti alla SAF svolgeranno la loro formazione sul campo nei cantieri didattici all’interno del Parco Archeologico di Ercolano, che riguarderanno in particolar modo interventi di restauro all’interno della Casa del Colonnato Tuscanico.

Il 2 settembre inoltre  avverrà la ricollocazione del mosaico restaurato nella Casa dell’albergo. 

 

Il pubblico che quotidianamente visita il  Parco di Ercolano potrà continuare ad assistere  da protagonista al lavoro in diretta di restauratori e archeologi all’opera all’interno delle sito, si rinnoveranno infatti i fortunati appuntamenti del Venerdi mattina “Close-Up” ogni venerdì di settembre (6, 13, 20 e 27 settembre) alle ore 11:00 e alle ore 11:30 presso i cantieri affidati agli studenti dell’ISCR presso la Casa del Colonnato Tuscanico “Si tratta del senso di tutto il progetto “close up” – aggiunge Sirano- dove il nostro pubblico viene coinvolto nei cantieri che conducono alla fruizione in un’ottica di partecipazione e trasparenza”.

E nei venerdì di ottobre Close-up dà appuntamento alle ore 11 e alle ore 11.30,  nella casa del Bicentenario il Getty Conservation Institute che collabora al restauro e allo studio delle migliori condizioni conservative del tablino della Casa del Bicentenario. Questo laboratorio aperto si inserisce nel più generale progetto di messa in sicurezza e restauro di questa famosa dimora ercolanese (Progetto in partenariato Pa-Erco, Pa-Pompei e Herculaneum Conservation Project), chiusa dal 1983 e di cui è prossimo il lancio della riapertura.

Aperto il Teatro antico, proseguono i Percorsi serali de I Venerdì di Ercolano

Ogni venerdì al Parco Archeologico di Ercolano  è possibile ammirare le rovine della cittadina vesuviana al chiaro di luna grazie al programma “I Venerdì di Ercolano”, i percorsi notturni di visite guidate e performance del programma Campania by night.

Le visite, realizzate in cofinanziamento dal Parco con la SCABEC Regione Campania, e in collaborazione con il Comune di Ercolano e numerose associazioni di volontariato, offrono percorsi accompagnati al sito, arricchiti da proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping degli affreschi e delle statue attualmente conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli provenienti dagli scavi borbonici. Suggestivi “Tableaux Vivants”, a cura di Teatri 35, completano questo percorso tra gli incanti della città antica.  Partite il 19 luglio le serate hanno registrato il tutto esaurito che ha indotto l’organizzazione ad introdurre turni in lingua inglese; l’iniziativa si ripeterà fino al 21 settembre. Si accede in gruppi di massimo 40 persone ciascuno con partenze ogni 10 minuti, dalle 20 alle 24, per un percorso della durata di un’ora; l’ultimo ingresso è alle ore 23.00.

I biglietti si acquistano in prevendita sul sito TicketOne e presso la biglietteria del Parco. (L’acquisto presso la biglietteria è possibile durante la settimana e fino alle ore 15.30 di ogni venerdì, oltre che durante la sera stessa dell’evento, dalle ore 20 alle ore 23). Tutte le informazioni riguardo l’evento ed il costo del ticket di ingresso sono disponibili sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Ercolano e su quello di Campania ByNight.

Proseguono inoltre le aperture del percorso sotterraneo all’Antico Teatro di Ercolano tutte le domeniche con tre turni di visita. Un percorso sotterraneo unico nel suo genere concepito come una vera e propria esplorazione: i visitatori scendono sotto il materiale eruttivo a più di 20 metri attraverso scale e gallerie realizzate in età borbonica. Un viaggio nel tempo concepito come una vera ‘avventura’ archeo- speleologica, un’immersione nell’atmosfera del Grand Tour e nella brulicante vita di questo monumento antico in eccezionale stato di conservazione. I visitatori oltre ai resti dell’antico edificio possono osservare i graffiti lasciati nei secoli dai visitatori che, alla luce delle fiaccole, attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano. Si possono ammirare persino piccole e giovani stalattiti che hanno solo 300 anni di età. Sepolto dall’eruzione del 79 d.C., fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour.

Infine in occasione del Ferragosto, che coincide anche con la ricorrenza della Festa dell’Assunta particolarmente sentita ad Ercolano, per la prima volta gli Scavi, il Padiglione della Barca e la Mostra SplendOri resteranno aperti al pubblico con ingresso gratuito per tutti i visitatori.

Anche in questo modo- dichiara il Direttore– il Parco di Ercolano dimostra di essere aperto, inclusivo e vicino a tutti coloro che si trovano su questo splendido territorio durante la parte centrale del periodo estivo”.

Spettacoli, musica e danza al Teatro Nuovo di Napoli

Sfogliando il dizionario italiano alla parola cura il significato è quello che si declina in un’azione precisa, perseguendo, con assiduità, un impegno nel praticare un’attività, o, ancora, avere un atteggiamento premuroso nei confronti di qualcuno o qualcosa.

E sarà proprio La Cura il filo conduttore della stagione teatrale 2019/2020 del Teatro Nuovo di Napoli, ricca e articolata nelle proposte in programma, che, dal prossimo mese di ottobre fino ad aprile 2020, animeranno il palcoscenico partenopeo, rispettandone la naturale e consolidata vocazione per la drammaturgia contemporanea.

Un programma intenso che, oltre ai nove spettacoli in abbonamento fisso, cinque in opzione, un prologo, lo spettacolo di Natale e la sezione Storie e Memorie, ospiterà un doppio focus sulla danza contemporanea con le rassegne Monday Dance 2019Quelli che la Danza 2020, un nuovo appuntamento con La Poetica del Tango, la terza edizione della rassegna Stand Up Comedy, la quarta de Il Nuovo suona giovane e la rassegna dedicata alle scuole superiori La Rete dell’Immaginario, che andranno a completare l’intera programmazione.

La Cura – sottolineano Francesco Somma e Alfredo Balsamo, rispettivamente presidente e direttore del Teatro Pubblico Campano – non è solo uno slogan singolare per catturare l’attenzione dello spettatore, ma intende essere l’invito, fruitori e propositori assieme, a tutte le azioni a essa sottese, verso la forza suggestiva ed evocatrice del teatro. All’insegna di tale convincimento è quello che, anche quest’anno, come per gli anni passati, faremo con rinnovata e maggiore intensità, per ripagare la fiducia accordataci dal nostro pubblico, intensificando l’attenzione verso di loro e provando a soddisfare sempre più le loro richieste”.

Saranno disponibili due formule di abbonamento alla stagione 2019/2020 (per gli affezionati e per i nuovi), a undici o quattordici spettacoli, composte dai nove spettacoli fissi più due o cinque a scelta fra quelli in opzione, alle quali si aggiungerà, quest’anno, la card under 20 a quattro spettacoli (due fissi e due a scelta).

Sono previste ulteriori agevolazioni alle rassegne in programma lungo l’intera stagione e ai due eventi presentati in collaborazione con la Sala Assoli.

I volti di importanti artisti del panorama teatrale, tra i quali Renato Carpentieri, Andrea Renzi, Tony Laudadio, Marco Baliani, Giuseppe Battiston, Marco Paolini, Isa Danieli, Gabriele Lavia, Carlo Cecchi, Mimmo Borrelli, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Patrizio Oliva, Lorenzo Gleijeses, Ginestra Paladino, Teresa Saponangelo, daranno voce e anima alle storie sul palcoscenico partenopeo.

Palcoscenico che ospiterà spettacoli e riletture firmati da importanti registi, in alcuni casi anche interpreti in scena, del panorama nazionale e internazionale come Francesco Saponaro, Carlo Cecchi, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Eugenio Barba, Julia Varley, Fabio Rocco Oliva, Pino Carbone, Laura Angiulli, Gabriele Lavia, Michele De Vita Conti, Antonio Zavatteri, Mimmo Borrelli, Maria Maglietta, che porteranno in scena testi di autori che vanno, fra gli altri, da Sàndor Màrai a Sam Holcroft, da Jacques Prévert a Shakespeare, da Eduardo De Filippo a Mimmo Borrelli, da Francesco Niccolini a Marco Baliani.

La stagione teatrale prenderà il via, giovedì 10 ottobre 2019 (in scena fino al 13), con il prologo affidato al regista Pino Carbone, che porterà in scena Assedio riscrittura da Cyrano de Bergerac di Rostand e materiali raccolti sull’assedio di Sarajevo, con Anna Carla Broegg, Giandomenico Cupaiuolo, Francesca De Nicolais, Renato De Simone, Rita Russo. Lo spettacolo, prodotto da Teatri Uniti, sarà presentato a Napoli dopo il debutto di luglio 2019 alla Biennale Teatro di Venezia, ed è il primo dei due progetti condivisi con la Sala Assoli, che ospiterà nello stesso periodo altri due lavori del regista.

Sabato 19 e domenica 20 ottobre, Borderline/Asmed presentano Mittelmeer, allestimento che si avvale delle coreografie di Susanne Linke, una delle madri del neo-espressionismo tedesco.

Renato Carpentieri e Stefano Jotti saranno in scena, dal 23 al 27 ottobre, in Le braci dall’opera di Sándor Márai e l’adattamento di Fulvio Calise, per la regia di Laura Angiulli, presentato da Teatro Coop. Produzioni/Galleria Toledo dell’opera di Sándor Márai   Il passaggio d’epoca segnato dalla Prima Guerra Mondiale è il luogo temporale in cui l’autore colloca il nucleo retrospettivo del romanzo, un testo legato con filo rosso alla grande tradizione romanzesca, che assieme guarda alla crisi dei grandi miti della società occidentale ed al transito in un “nuovo mondo”.

Dal 6 al 10 novembre, Teresa Saponangelo, Eva Cambiale, Andrea Renzi, Angela Fontana, Lucienne Perreca, Tony Laudadio in Il tempo è veleno di Tony Laudadio, per la regia di Francesco Saponaro, presentato da Teatri Uniti e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia. Una commedia amara e melanconica in cui tre età della vita e tre momenti temporali diversi si inseguono e si intrecciano, talvolta sovrapponendosi, in un unico e simbolico spazio: l’ampio salone di un appartamento napoletano che guarda il mare.

Dal 14 al 17 novembre, Giuseppe Battiston, in Orson Welles’ Roast, dipinge un suo ritratto del geniale Orson Welles, immaginando come sarebbe un breve incontro con lui se potesse, solo per un’ora, tornare a stare con noi. La drammaturgia è a cura Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston, la regia di Michele De Vita Conti.

Giovedì 21 novembre prende il via la sezione Storie e Memorie con Ezio Mauro in Berlino Cronache del Muro, le vicende che hanno segnato la storia, presentato da Elastica Anniversari.

Dal 29 novembre al 1 dicembre Artèteca e Laprimamericana presentano Patrizio Oliva in Patrizio vs Oliva di Fabio Rocco Oliva, con Rossella Pugliese, regia di Alfonso Postiglione. Ananke era definita da Omero la “necessità di combattere”. Patrizio Oliva è stato uno dei più grandi pugili della boxe italiana. Scorrendo la sua vita appare evidente come sia stata una qualche Ananke a seguirlo da vicino, e le sue fatiche sportive ci ricordano le gesta di un semidio.

Giovedì 5 dicembre sarà la volta del secondo appuntamento di Storie Memorie con Enzo Vetrano e Stefano Randisi in Quando la vita ti viene a trovare, dialogo tra Lucrezio e Seneca di Ivano Dionigi, presentato da Emilia Romagna Teatro Fondazione e Compagnia Vetrano/Randisi.

Elisa Di Eusanio, Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Orietta Notari, Aldo Ottobrino sono i protagonisti di Le regole per vivere di Sam Holcroft nella traduzione di Fausto Paravidino, per la regia di Antonio Zavatteri, in scena dall’11 al 15 dicembre e presentato da Gli Ipocriti Melina Balsamo e Teatro Stabile di Verona in collaborazione con Teatro Ambra Jovinelli. Una divertente commedia che prende spunto da una riflessione di tipo psicoanalitico, anzi da un esperimento che vuole rispondere a una domanda: cosa succederebbe se i principi della teoria cognitivo-comportamentale fossero applicati ad un pranzo di Natale di una famiglia-tipo?

Dal 26 al 29 dicembre il palcoscenico partenopeo ospiterà una delle più grandi attrici del nostro tempo, Isa Danieli, in Raccontami, un percorso di donna, che ha attraversato e attraversa i generi più diversi: la sceneggiata, la tragedia greca, le parole di autori contemporanei. Da Lina Wertmuller a Ugo Chiti, da Annibale Ruccello a Enzo Moscato, da Letizia Russo ad Antonio Tarantino, fino a Ruggero Cappuccio. Parole soffiate fino al cuore di chi ascolta, perché rimbalzino in un’eco mai rassegnata e muta.

A dare il via alla programmazione del nuovo anno, dal 10 al 12 gennaio, sarà Mimmo Borrelli, autore, interprete e regista di Malacrescita, tratto da La Madre:’i figlie so’ piezze ‘i sfaccimma. Borrelli racconta con la sua lingua popolare e letteraria la storia di Maria Sibilla Ascione. Figlia di camorrista e di camorrista innamorata, è una Medea contemporanea. Intossicata dalle esalazioni della terra dei fuochi, cerca vendetta contro un Giasone che risponde al nome di Francesco Schiavone “Santokanne”.

Presentato da Associazione Culturale Sciaveca, lo spettacolo è il secondo progetto in programma condiviso con la Sala Assoli, che ospiterà Napucalisse di Mimmo Borrelli

Ancora a gennaio, dal 22 al 26, Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella in Riccardo 3 L’avversario di Francesco Niccolini, liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand, regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Presentato da Arca Azzurra Produzioni, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Le tre corde/Compagnia Vetrano Randisi, il testo rilegge in chiave contemporanea un grande classico di Shakespeare, oggi demone recluso e indomito, che viene qui sottratto al medioevo inglese e diventa abitante del presente, dando vita a una messa in scena che non sarà una pura variazione sul tema, ma qualcosa di “meno rassicurante”.

Dal 19 al 23 febbraio, Ginestra Paladino in Ritratto di Dora M. un progetto a cura di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con le parole di Fabrizio Sinisi e la regia di Francesco Frongia, presentato da Teatro Filodrammatici di Milano. Dora Maar (1907-1997) fu la musa dei surrealisti nella Parigi artistica e culturale dell’epoca, fino all’incontro e alla relazione con Pablo Picasso, che la porterà sull’orlo della follia.

Ancora a febbraio, doppio appuntamento con Marco Baliani che proporrà, giovedì 27 febbraio nell’ambito della sezione Storie e Memorie, lo spettacolo Kholhaas dal racconto Michele Kholhaas di Heinrich von Kleist, per la regia di Maria Maglietta, presentato da  Casa degli Alfieri/Trickster Teatro.

Dal 28 febbraio all’1 marzo Marco Baliani in Una notte sbagliata, per la regia di Maria Maglietta, presentato da Marche Teatro. Come si presenta l’Assurdo? Ci sono segnali che possano mettere in allarme prima che la terribilità del caso si manifesti? Una narrazione dove il linguaggio orale del racconto non riesce più a dispiegarsi in un andamento lineare, ma si frantuma, produce loop verbali in cui il Tempo oscilla, senza obbligati nessi temporali.

Dal 4 all’8 marzo Gabriele Lavia porta in scena I ragazzi che si amano da Jacques Prévert, presentato da Fondazione Teatro della Toscana. Sulla poesia di Prévert Gabriele Lavia costruisce un intenso recital sulla forza e il potere del sentimento d’amore.

Dall’11 al 15 marzo Carlo Cecchi, Angelica Ippolito in Dolore sotto chiave – Sik Sik l’artefice magico, un dittico con la regia di Carlo Cecchi che riunisce due atti unici di Eduardo De Filippo, presentato da Marche Teatro ed ElleDieffe.

Lorenzo Gleijeses sarà in scena, dal 2 al 5 aprile, in Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, regia e drammaturgia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses, Julia Varley, presentato da Gitiesse Artisti Riuniti. In scena la vicenda di Gregorio Samsa, un danzatore immaginario, omonimo del protagonista de La Metamorfosi di Franz Kafka.

In occasione dello spettacolo e nell’ambito di un progetto più ampio condiviso con il Museo Madre, il Teatro Pubblico Campano promuoverà uno stage a cura di Eugenio Barba.

A chiudere la stagione teatrale, dal 16 al 19 aprile, sarà lo spettacolo Filo Filò. Nuova tappa del teatro di parola di Marco Paolini, che ispirandosi ai filò, tradizionali veglie serali dove gli anziani si riunivano per raccontare storie uniche e preziose, prova a riflettere a voce alta su come la vita di tutti noi sta cambiando, grazie o per colpa delle tecnologie, che derivano dalle innovazioni e di cui facciamo uso quotidianamente.

La proposta artistica del Teatro Nuovo di Napoli estenderà, anche la prossima stagione, lo sguardo sulla danza contemporanea, proponendo, oltre a Quelli che la Danza 2020, la terza edizione della rassegna Monday Dance – I lunedì della danza, percorso fra le più interessanti espressioni coreutiche della Campania, unitamente ad un nuovo appuntamento con La Poetica del Tango, a cura di Adriano Mauriello.

I comedians più irriverenti saranno protagonisti della terza edizione della rassegna Stand Up Comedy, presentata da Teatro Pubblico Campano in collaborazione con Altra Scena.

La musica sarà ancora protagonista della prossima stagione con la quarta edizione della rassegna Il Nuovo Suona Giovane, per dare corpo ed evidenza a svariati linguaggi musicali del nostro tempo.

Non mancherà, inoltre, La Rete dell’Immaginario, diciannovesima edizione della rassegna teatrale per le scuole superiori, programmata lungo l’intera stagione.

Da mercoledì 12 giugno 2019 è aperta la campagna abbonamenti

Info e prenotazioni al numero del botteghino 0814976267

email botteghino@teatronuovonapoli.it  web www.teatronuovonapoli.it

Teatro Nuovo – Via Montecalvario, 16 Napoli

 

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Ravenna, tornano gli spettacoli “al Chiaro di Luna”

La nuova edizione della rassegna estiva Classe al Chiaro di Luna amplia il proprio raggio d’azione ricomprendendo i siti del Parco Archeologico di Classe che dal 15 giugno fino al 30 agosto sono animati da concerti, visite guidate, laboratori didattici, cene a tema storico, conferenze e degustazioni con food truck.

In arrivo nei siti storici classensi artisti del calibro di Lino Guanciale e Marco Morandi, poi grandi tribute band, come i Magic Queen, i Faber’s Social Club e la celebrazione del disco The Wall dei Pink Floyd con i ravennati Like Black Holes in the Sky.

“Sono molto orgogliosa – ha affermato l’assessora alla Cultura, Elsa Signorino – del cartellone degli eventi estivi di Ravenna, molto ricco e articolato, che declina un ventaglio di attività culturali tutte interessanti e di spessore pensate per i residenti e per i turisti. Sono anche molto fiera del successo che sta ottenendo la strada delle collaborazioni realizzate con le altre Istituzioni culturali – fortemente voluta dall’amministrazione – che si sono rivelate capaci di porre in essere un sistema culturale significativo in grado di agire sul sistema economico”.

Il programma

Ad aprire la kermesse, sabato 15 giugno, al Museo Classis gli spettacoli realizzati da Cantieri Danza in collaborazione con RavennAntica.

Si prosegue mercoledì 19 giugno all’Antico Porto di Classe con lo spettacolo di Gianfelice Facchetti e Marco Ciriello Eravamo quasi in cielo. Il figlio del grande capitano dell’Inter, Giacinto Facchetti, rievoca un episodio poco conosciuto della storia del calcio italiano, quello in cui la squadra dei Vigili del Fuoco de La Spezia vinse il Campionato di Guerra nel 1943-44 battendo il Torino di Valentino Mazzola.

Dal 21 al 23 giugno, tra il centro storico e il Museo Classis, rievocazione storica con Ravenna Historia Mundi, primo Festival della Storia.
Infine lunedì 24 giugno, nel parco del Museo Classis, è in programma lo spettacolo Le parole e il mare, con Lino Guanciale, Marco Morandi e Alessandro Vanoli in collaborazione con Ravenna Festival.

Dopo questo ricco preludio, si entra nel vivo della rassegna Classe al Chiaro di Luna, basata sull’idea di declinare il tema della storia antica in tutte le sue sfumature.

Per quanto riguarda i concerti, largo alla musica con un ricca programmazione che rende omaggio ai più grandi interpreti della storia della musica italiana e straniera nella suggestiva atmosfera dell’Antico Porto di Classe: ad aprire la stagione, martedì 25 giugno, i Rouge Cafè, che propongono un viaggio musicale dai Cafè chantant parigini ai ritmi del sud america, con invasioni dei cantautori italiani e stranieri tra Edith Piaf e Piazzolla; il 27 giugno si prosegue con i Black Soul White Noise, che presentano un repertorio che spazia dai Led Zeppelin a Richie Kotzen; il 2 luglio i Ruffu’s suonano i più grandi successi della musica italiana reinterpretati con un sound vivace e rockeggiante.

Il 4 luglio spettacolo di scatenato rock sudista con i Truck ‘66; il 9 luglio tributo al grande Fabrizio De Andrè a vent’anni dalla scomparsa con i Faber’s Social Club; l’11 luglio, a 40 anni dall’uscita della mitica The wall, è la volta dei Like Black Holes in the Sky, cover band dei Pink Floyd; il 16 luglio La Compagnia rende omaggio a Mogol-Battisti, una delle coppie più popolari della musica italiana; il 18 luglio, sulla scia del successo del film Bohemian Rhapsody, è la volta dei Magic Queen con uno show tutto nuovo; il 23 luglio The Harmonic Quartet ripropone i più grandi successi della mitica Mina; il 25 luglio i The Spire U2 ricreano il sound della famosa band irlandese U2; il 30 luglio tocca ai Vansconvolti per un viaggio musicale che ripercorre la storia della musica di Vasco Rossi; infine l’1 agosto il trio sound ravennate degli Upside Band presenta Soul Divas, omaggio alle grandi interpreti della black music.

Tariffa: € 7 ingresso + concerti. Tel. 0544 478100.
In occasione dei concerti, tutte le sere alle 19 sono in programma visite guidate al sito archeologico dell’Antico Porto (tariffa: € 7 ingresso + visita guidata) con possibilità di degustare il cibo da strada con i food truck Vino al Vino, Casa Spadoni e Mama Ely.
Tariffa di € 9 per ingresso + visita guidata + concerti.

Immancabili, e sempre molto partecipate, le attività rivolte ai bambini, un’occasione unica per raccontare e far scoprire la storia al pubblico dei più giovani in maniera originale e mai noiosa.
Si comincia il 26 giugno al Museo Classis con un doppio imperdibile appuntamento dedicato a Topolino: alle ore 16 Facciamo Topi e Paperi a Ravenna! Laboratorio di fumetto. Roberto Gagnor e Luca Usai sceneggiatore e disegnatore di Topolino, insegneranno ai ragazzi come nasce una storia di paperi e topi, dall’idea al soggetto, dalla sceneggiatura al disegno. Tariffa: € 10 a bambino (accompagnatori gratuito).
Alle ore 18.30 si prosegue con Paperi, Barbari e Bizantini! Topolino e il mondo Disney raccontano la Storia di Ravenna… con i mosaici! Roberto Gagnor e Luca Usai, sceneggiatore e disegnatore di Topolino, raccontano la nascita, i retroscena e le idee dietro alle storie della Storia dell’Arte di Topolino. Tariffa: € 5 a partecipante, comprensivo di ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria per entrambi
gli eventi: tel. 0544 473678.
La programmazione prosegue fino al 21 agosto.

Tutti i lunedì, all’Antico Porto di Classe, ci saranno originali laboratori a cura del Teatro del Drago, di Associazione Cartabianca – Laboratori creativi e di Blu Sole – Arte, sensi, emozioni ma anche divertenti letture tenute da Momo – Libreria per ragazzi. Tutte queste attività sono a pagamento.
Tariffa: € 6 a bambino (accompagnatori gratuito).

Tutti i mercoledì, invece, ad eccezione del 14 agosto, al Museo Classis, sono previsti laboratori esperienziali di mosaico con l’utilizzo di tessere di smalto e marmo a cura della Sezione Didattica di RavennAntica. Attraverso un procedimento guidato, i partecipanti realizzano un simbolo presente nelle raffigurazioni musive dei monumenti di Ravenna. Questi laboratori, inseriti nel progetto “Ravenna per mano”, sono gratuiti. Prenotazione obbligatoria: tel. 0544 473717.

Un’altra bella novità di questa edizione sono le conferenze a tema a cura dei professori dell’Università degli Studi di Bologna, che nelle sere del mercoledì, dal 3 al 31 luglio, alle ore 21, presso la sala conferenze del Museo Classis, illustreranno le ultime scoperte delle missioni archeologiche all’estero: nell’ordine Samarcanda, Albania, Egitto, Turchia e Iraq. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Ordine della Casa Matha, è ad ingresso libero.
Tutte le conferenze, alle ore 20.15, sono precedute da una visita guidata al Museo Classis Ravenna.
Tariffa: € 5 ingresso + visita guidata. Tel. 0544 473717.

I racconti sul cibo nel corso della storia, invece, sono affidati a Claudio Cavallotti, cuoco ed esperto di cucina antica che torna a grande richiesta negli spazi dell’Antico Porto di Classe con A tavola con gli antichi.
A partire dal 28 giugno proporrà una serie di conversazioni, accompagnate da sfiziosi assaggi, spaziando dagli Etruschi ai gladiatori, dai Celti ai Bizantini fino ad analizzare le tracce dell’antico nei cibi e nelle bevande di oggi. Tariffa: € 18 ingresso + visita guidata + degustazione. Tel. 0544 478100.

Si segnala, infine, la rassegna Mosaico di Notte, che dal 3 luglio al 30 agosto propone, oltre ai tradizionali circuiti del centro storico, nella sera del mercoledì il tour Mausoleo di Teodorico e Museo Classis Ravenna e tutti i venerdì il tour Antico Porto di Classe e Basilica di Sant’Apollinare.
In entrambe le serate è previsto il servizio di bus navetta. Tariffa: € 15. Prenotazione obbligatoria: tel. 0544 35755 – 35404 – 482838.

TROISI poeta MASSIMO – una mostra fotografica e uno spettacolo teatrale

I

n una mostra fotografica e multimediale, in oltre 80 scatti privati e immagini d’archivio, locandine, documenti e carteggi inediti, installazioni audiovisive, un viaggio nell’animo umano di uno degli attori e autori più amati di sempre nella storia dello spettacolo italiano

Istituto Luce – Cinecittà regala al pubblico un omaggio a quello che dal pubblico è stato un personaggio – e una persona – di cinema e spettacolo tra i più amati degli ultimi quarant’anni: Massimo Troisi. Lo fa con la mostra fotografica e multimediale, ‘Troisi poeta Massimo’, organizzata e promossa da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film, in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra. L’esposizione, a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi e la supervisione di Stefano Veneruso, sarà aperta al pubblico a ingresso gratuito al Teatro dei Dioscuri al Quirinale di Roma, dal 17 aprile al 30 giugno 2019.

Troisi poeta Massimo arriva a 25 anni dalla scomparsa dell’attore. Un anniversario che registra la mancanza, all’arte e al pubblico, di un artista popolare nel senso più vero e nobile. E registra quanto Troisi in questo tempo si sia affermato in modo sorprendente come un Mito, e in modo indiscutibile. Sorprendente perché la sua traiettoria è stata un lampo: la carriera di Troisi dura vent’anni, tra una folgorante ascesa teatrale, la fama in tv, appena quattro (o cinque) film da regista, e una morte quando un uomo si definisce ancora giovane. Ma a 25 anni dalla scomparsa pare impossibile non descrivere Troisi come uno dei più grandi attori di

sempre del cinema italiano; come un grande narratore di storie; un grande regista indipendente, e un regista di enorme successo. Un comico che suscita il riso anche nei ragazzi di oggi, visto rivisto e imitato. Un autore i cui sketch in tv, i film, le interviste, continuano a essere visti e frequentati. Un personaggio che strappa sorriso e commozione immediati, come succede ai veri grandi, che si chiamino Totò, Eduardo, Mastroianni, Scola…. Questa grandezza non poggia solo su un talento comico straripante e naturale. C’è dietro un più di pensiero, di consapevolezza, di sensibilità, di poesia. Questo ‘di più’ è il tema di fondo che sin dal titolo la mostra Troisi poeta Massimo vuole raccontare. In questa che vuole essere una festa, più che un tributo doveroso, per un attore e un autore unico.

LA MOSTRA

Troisi poeta Massimo, è un percorso tra fotografie private, immagini d’archivio, locandine, audiovisivi, installazioni audio-video, e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell’animo umano di Massimo. Un Pulcinella senza maschera, come è stato definito, naturale erede di Eduardo e capace di attualizzare la tradizione partenopea, sfuggendone dai cliché. Oltre 80 fotografie – provenienti da archivi familiari e di amici e colleghi, dall’Archivio storico Luce, le Teche Rai e l’Archivio Enrico Appetito (con le foto dai set di Mario Tursi), e altri fondi foto-cinematografici – una carrellata di ricordi che, attraverso musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni e i successi di uno dei più grandi attori italiani. Un “mito mite”, un antieroe moderno e rivoluzionario, che più di altri ha saputo descrivere, con sincerità, leggerezza e ironia, i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni. Filo conduttore della mostra, il lato più sensibile e intellettuale: Massimo è stato un poeta senza definirsi tale, ha scritto poesie già in tenera età per ritagliarsi spazi d’intimità negati da una famiglia numerosissima e ha chiuso il cerchio con Il Postino, film in cui la poesia non è solo testo, ma anche e soprattutto un modo di vivere, di vivere poeticamente.

L’esposizione è suddivisa in cinque ambienti, che snodano il percorso umano e artistico di Troisi in sequenza cronologica. L’ingresso accoglie con una gigantografia di Troisi, opera di Pino Settanni, e un video realizzato dall’Archivio Luce con brani di interviste tratte dal fondo Mario Canale, e momenti di backstage da Il viaggio di Capitan Fracassa di Ettore Scola e de Il postino. Momenti di parole e musica che richiamano su schermo un’atmosfera intima e l’avventura del suo cinema. Lo spettatore viene accolto dallo straordinario colpo d’occhio della volta del Teatro dei Dioscuri ricoperta interamente da un patchwork di immagini del mondo di Troisi. Un’opera visuale realizzata da Marco Innocenti per Brivido Pop, che riproduce l’effetto di una volta affrescata, e propone le immagini di una vita, dall’infanzia agli spettacoli ai film, a stralci di frasi e di giornale, con parenti amici amori: tutte le apparizioni dell’immaginario di Massimo. Un omaggio al suo essere un ‘artista totale’: con la mimica, la parola, le immagini, il pensiero. Uno spettacolo da ammirare a testa in su e dove perdersi. E uno stare per una volta, come Troisi con Savonarola nella mitica lettera di Non ci resta che piangere, ‘con la testa sotto i suoi piedi’.

La prima sala racconta l’infanzia e la vita familiare di Massimo. La nascita a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953, in una casa divisa con genitori, cinque fratelli, nonni, zii e rispettivi figli, un gruppo di 16 persone da cui nascerà uno spiccato senso di comunità e, per

dirla con Troisi, la capacità di essere vittima di attacchi di solitudine in ambienti con meno di quindici persone. Lo spazio presenta preziose foto inedite familiari, come quella del neonato Massimo, cresciuto a robuste dosi di latte in polvere, la cui prima notorietà nazionale sarà una foto a due anni per la pubblicità del latte Mellin! Spicca una lettera manoscritta a 7 anni, per il cognato Giorgio Veneruso, marito della sorella Annamaria. E le foto della prima bruciante passione: il calcio. Cui dovrà rinunciare per la prima comparsa dei problemi al cuore, ma che non dimenticherà se una foto più matura lo ritrae al San Paolo a centrocampo a fianco di Diego Armando Maradona. Una passione che il visitatore trova legata a un’altra: uno spazio espone una serie di dattiloscritti e manoscritti di poesie di Massimo. Un filo che dalla giovane età si intreccia alla prepotente vocazione dell’autore. Seguono le foto della prima basilare esperienza nello spettacolo: quella del Centro Teatro Spazio. Un garage al 31 di via San Giorgio Vecchio, adattato a teatrino, che sarà il nucleo di momenti chiave: le prime farse scritte da Massimo all’inizio dei ’70, con la compagnia ‘RH negativo’, su temi sensibili come le donne, la politica, la Chiesa, la religione, l’aborto, i dilemmi della generazione; l’incontro con Lello Arena e Enzo Decaro; la mitologica calzamaglia nera, accompagnata dal cravattino bianco, che Troisi – incrocio in negativo tra Pulcinella e Charlot – abbandonò solo dopo anni; i primi amori. Qui le foto mostrano in nuce il Troisi che sarà: capace di far ridere su temi generazionali, di giocare con le istituzioni, in primis con la religione; un anarchico gentile, che irride il mondo circostante ma mette in mostra i seri dubbi su se stesso. Un’immagine su tutte: quella del ’73 con Troisi in jeans appeso a una croce, la maschera del viso tragicamente divertente, è già quella dei suoi futuri antieroi.

La sala procede con le foto, le locandine, i documenti dedicati a La Smorfia, il gruppo Troisi-Arena-Decaro che dal 1977 al 1980 incendierà locali, discoteche, trasmissioni televisive e infine i grandi teatri italiani, con una comicità dialettale capace di toccare tutta una nazione. Quella che Decaro ha definito la ‘napoletanità’, e una capacità di essere dentro una tradizione comica forte ma rivoluzionandola da dentro, dimostrava di conquistare il pubblico d’Italia. Il visitatore trova qui alcuni momenti irripetibili del teatro comico italiano: foto dagli sketch (‘La Guerra’, Troisi in panni di pia donna ne ‘L’Annunciazione’), la locandina dello spettacolo al Teatro Tenda di Roma, ‘dal 3 all’8 aprile’ 1977: a forza di repliche e richieste La Smorfia ci restò per 82 giorni. E ancora documenti, riviste, immagini da mandare a memoria. E i primi spazi multimediali della mostra: due totem per vedere e ascoltare le interviste realizzate appositamente per Troisi poeta Massimo a persone a lui vicine: amici, affetti, colleghi. Testimonianze che rivelano aspetti personali e alcuni inattesi dell’uomo e dell’artista. A raccontarcelo troviamo il nipote e collaboratore Stefano Veneruso, Enzo Decaro, la compagna, amica, co-sceneggiatrice Anna Pavignano, Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele amico d’infanzia e produttore, Renato Scarpa, Massimo Wertmüller, Marco Risi. E una postazione per ascoltare un documento importante: le canzoni composte in gioventù da Enzo Decaro e Troisi, rimaste per anni su carta, e poi riprese nel disco ‘Poeta Massimo’ da Decaro nel 2008, con un gesto musicale e fraterno davvero da recuperare. Perché testimoniano di un’altra passione vitale e proficua come fu la musica per Troisi. E perché le canzoni sono piuttosto straordinarie. Come lo sono i nomi ospitati nel disco, la cui produzione artistica è di Decaro e Riccardo Cimino: Paolo Fresu, il Solis String Quartet, Rita Marcotulli, Daniele Sepe, Ezio Bosso, Lino Cannavacciuolo, Cecilia Chailly, James Senese.

La seconda sala ci racconta La Smorfia in TV, ossia un’epifania, il momento in cui davvero tutta Italia si accorse di questo fenomeno. Cominciò con Non Stop di Enzo Trapani, una trasmissione divenuta mitica, che lanciò nomi come Carlo Verdone e gruppi come I gatti di

Vicolo dei Miracoli, i Giancattivi, (cioè i laboratori dei più grossi successi del cinema degli anni ’80). Una fucina di talenti, ma è proprio Verdone a raccontarci in un’intervista quanto l’apparizione di Massimo gli risultasse superiore, fuori quota, di un talento clamoroso. ‘Non Stop’ fu l’occasione di incontri e speciali rapporti (Troisi vi conobbe Anna Pavignano, con cui iniziò un sodalizio personale e professionale fondamentale), e l’occasione per il terzetto di affinare una tecnica scenica con i tempi e gli spazi delle riprese. Un passo ulteriore verso il cinema. Con la tv, i programmi e le celeberrime comparsate, a fianco di amici e colleghi come Renzo Arbore, Gianni Minà, Roberto Benigni, Pippo Baudo… la Smorfia e Troisi esplosero con la loro opera. La sala ci restituisce quella stagione ed è arricchita da totem per la visualizzazione di altre interviste, dal video di ‘Morto Troisi, viva Troisi!’ lo special per la Rai dell’82 diretto da Troisi che consacra e dissacra la figura di Massimo come personaggio popolare e irresistibile attore-autore-comico, e da un’installazione in ologramma, realizzata da Michelangelo Bastiani in cui il visitatore può vedere personaggi e scene della Smorfia con un effetto visuale suggestivo.

La terza sala ci porta dentro il cinema di Massimo Troisi. Con foto dei set, locandine, documenti, due touchscreen per vedere interviste ad attori e registi, la sala grande dei Dioscuri racconta il percorso dal successo inatteso e irresistibile di Ricomincio da tre (1981) all’incanto postumo e planetario de Il postino (1994). E l’evoluzione completa di un geniale autore comico, il cui riso è venato di una poesia riflessiva sin dai tempi giovanili del CTS di San Giorgio (e doveva averlo capito Eduardo De Filippo, quando incontrando Troisi al Teatro Tenda gli disse che era un bene che giovani come lui continuassero la tradizione…), e alla poesia totale arriva con l’adattamento dal romanzo del cileno Skarmeta. In mezzo c’è una regia che non fa sfoggio di virtuosismi – come non ne fa mai l’attore Troisi – semplice, essenziale, con dei tempi perfetti. C’è uno sceneggiatore che con Anna Pavignano cuce testi che dicono molto anche con silenzi, sospensioni, interruzioni. E affrontano argomenti non facili: le insicurezze dei giovani, la psicologia femminile, l’estraniamento (di un migrante, come di uno che si ritrova all’improvviso nel 1400…), l’amore, la politica. Un cinema, come è stato detto, di impegno civile, ma mai dichiarato, mai esposto. Troisi si è sempre sentito a disagio a definirsi regista o autore. In questa sala vediamo quale ricerca ci sia dietro la sua evoluzione registica. Vediamo un precisarsi di scrittura e temi nel rinnovato successo di Scusate il ritardo (1983) con un antieore generazionale. Vediamo lo spostarsi in tempi storici, dal picaresco ‘1400-quasi millecinque’ di Non ci resta che piangere (1984) a fianco di Roberto Benigni (e bastano le foto in mostra a far ridere) al fascismo di Le vie del Signore sono finite (1987). Al passaggio fondamentale attraverso e con Ettore Scola in tre film: Splendor (1988) e Che ora è (1989), dove le immagini a fianco di Marcello Mastroianni suggeriscono quasi un passaggio di testimone e una parentela tra attori, e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), con immagini splendide di Troisi-Pulcinella. Scola chiamerà Troisi ‘il nostro attore dei sentimenti’, e non ci sarebbe definizione più esatta per descrivere la sensibilità e la gamma di passioni che Troisi lascia nel suo cinema. E il film che segue è forse il più bel film sul sentimento dell’amore di tutta una generazione: Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991), un altro successo, e il passaggio a un cinema ancor più intimo, più autoriale. Un documento in mostra racconta indirettamente l’essere divenuto col tempo un autore in Troisi: una lettera dattiloscritta del 1991 in cui un giovane studente di Economia e Commercio, di nome Paolo Sorrentino, chiede a Troisi di potergli fare da aiuto per il prossimo film. Non sarebbe accaduto, ma è forte la suggestione di questa paginetta che lega due registi applauditi agli Oscar.

Il film che è insieme il punto di arrivo di una ricerca matura e poetica, e la possibile ulteriore apertura verso una nuova fase, come spesso capita all’artista Troisi, è Il postino, che nella mostra viene raccontato da un’installazione: una grande parete che da un lato ospita una gigantografia dal film, e l’esposizione della bicicletta su cui il giovane postino Mario porta la corrispondenza al poeta Pablo Neruda. Dall’altro lato ricrea un ambiente domestico e familiare, come in un film di Massimo, con documenti e riviste, e un giradischi che riproduce canzoni di Pino Daniele dai suoi film. Un ultimo spazio è dedicato alla proiezione di parti inedite del backstage che Stefano Veneruso ha realizzato durante le riprese de Il postino. Un controcampo toccante dell’atmosfera di divertimento, poesia e complicità vissuta sul set da Troisi con Philippe Noiret, Renato Scarpa, Maria Grazia Cucinotta, il regista Michael Redford, i collaboratori storici.

Il modo inedito per chiudere una mostra e un appuntamento che fanno un punto nuovo su un artista amato come pochissimi. Uno dei più grandi talenti comici di tutti i tempi, che rivela qui il suo lato commosso, poetico, di un autore che sa rivoluzionare il cinema e il teatro italiani da vero anarchico del pensiero, con uno stile soltanto suo, ma con la tenerezza e l’empatia dei veri poeti. Un autore che commuove con il riso, che denuncia con leggerezza, che con i suoi non detti, le pause, le interruzioni, fa gridare i sentimenti e i segreti di un’anima. Un poeta, per parafrasare il suo postino, che ancora oggi dà poesia a ‘chi gli serve’: cioè a noi.

LO SPETTACOLO ‘TROISI POETA MASSIMO’
La mostra ospiterà un evento speciale: dal 17 al 28 aprile, al Teatro dei Dioscuri andrà in scena lo spettacolo Troisi poeta Massimo, scritto e diretto da Stefano Veneruso. Uno spettacolo sulla vita artistica e privata di Massimo Troisi. Poesie inedite, interviste, canzoni e testi autobiografici a fare da trama narrativa. Una ricostruzione della carriera, della sua straordinaria poetica applicata al suo cinema, ai suoi racconti, ai monologhi e al gruppo La Smorfia. ‘Troisi veniva spesso e viene ancora dipinto come un pigro – commenta Stefano Veneruso -. Ripercorrendo la sua vita artistica ci si rende conto che non è affatto così. Anche lui si definiva un pigro ma la sua era una pigrizia molto fertile: è proprio da questa stessa “pigrizia” che sono nati testi memorabili. Era uno che da fermo andava a mille all’ora. Accompagnato da cantanti e musicisti, un attore, attraverso l’ironia e le opere di Troisi, parlerà della famiglia, della religione, dell’universo femminile, di Napoli e del suo ultimo capolavoro cinematografico’. Lo spettacolo andrà in scena, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti, tutti i giorni alle 21, escluso Lunedì 22 di chiusura, e il 21 e 25 aprile alle 18.30.

Testo e Regia: Stefano Veneruso Con: Matteo Nicoletta e Alessandra Guidotti (Voce). Musicisti: Alessandra Tumolillo (voce e chitarra), Oscar Cherici (contrabbasso), Matteo Cona (chitarra), Stefano Napoli (contrabasso). Produzione esecutiva: Barbara Di Mattia, Aiuto regista: Fabio Gentiluomo, Grafica e Montaggio: Aldo Boccolari, Disegno luci e Suono: Maurizio Muglia

DAL TEATRO DEI DIOSCURI, A CINECITTÀ!
E dal 17 aprile al 30 ottobre 2018, in occasione della mostra dei Dioscuri, Cinecittà si mostra, l’iniziativa espositiva permanente negli Studi di via Tuscolana, ospita Omaggio a Massimo Troisi: un percorso tra filmati, costumi e oggetti di scena originali tratti dai capolavori girati a Cinecittà: Non ci resta che piangere; Il Viaggio di Capitan Fracassa e Il postino. Il percorso – che si snoda tra le sale delle esposizioni permanenti – omaggia Troisi attraverso materiali di scena originali: dall’abito di Pulcinella, ruolo creato da Ettore Scola appositamente per Troisi nel Capitan Fracassa, girato nel 1989 nel Teatro 5 di Cinecittà; ai costumi di Non ci resta che piangere: le fogge memorabili del bidello Mario (Troisi) e dell’insegnante Saverio (Roberto Benigni), quello di Amanda Sandrelli nel ruolo di Pia, di Iris Peynado nel ruolo dell’Amazzone Astriaha e di Paolo Bonacelli, un insuperabile Leonardo da Vinci. L’inedito backstage diretto da Stefano Veneruso sul set de Il Postino verrà proiettato per la prima volta nella storica sala di proiezione Visconti. Oggetti inediti e simbolici – come la borsa portalettere de Il postino, l’astrolabio di Leonardo da Vinci in Non ci resta che piangere, i bauli di Capitan Fracassa  – verranno esposti assieme a proiezioni tratte dai film. In occasione di questo doppio percorso i visitatori della mostra al Teatro dei Dioscuri potranno ritirare un coupon sconto di 2,00 euro sul biglietto intero di Cinecittà si Mostra con cui sarà possibile accedere agli Studi di Cinecittà, visitare i set e la grande mostra permanente, e il percorso temporaneo Omaggio a Massimo Troisi. La selezione degli abiti di scena è a cura di Anna Lombardi per A.S.C. Associazione italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori. Un ringraziamento all’attrezzeria Scenica E. Rancati.

http://cinecittasimostra.it/

 

IL CATALOGO Accompagna la mostra Troisi poeta Massimo un prezioso catalogo, edito da Luce-Cinecittà e Edizioni Sabinae, per la cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi. 176 pagine, introdotte da un articolo di Gianni Minà, oltre sessanta magnifiche fotografie a colori e b/n, riproduzioni di documenti, locandine, ritagli di giornale, elaborazioni grafiche, e un percorso testuale affascinante che come quello della mostra, racconta l’evoluzione artistica, a fianco di quella privata, del poeta Troisi. Con un corredo di Teatrografia e un’accurata Filmografia, i premi e riconoscimenti, e i testi di tutte le videointerviste realizzate per la mostra, con le parole di Stefano Veneruso, Enzo Decaro, Anna Pavignano, Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele, Renato Scarpa, Massimo Wertmüller, Marco Risi.

Una parte del ricavato della vendita del volume andrà devoluta all’Associazione Bambini Cardiopatici nel mondo di cui Massimo Troisi era sostenitore. Un’associazione laica e indipendente, senza scopo di lucro, con la missione di assistere e curare bambini affetti da cardiopatie congenite in tutto il mondo. 435 missioni operatorie nel mondo, 150 volontari, 15.000 diagnosi effettuate, oltre 3500 operazioni salva vita. www.bambinicardiopatici.it

TROISI poeta MASSIMO – Scheda

promossa e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi supervisione di Stefano Veneruso

Roma – Teatro dei Dioscuri al Quirinale – (via Piacenza, 1) dal 17 aprile al 30 giugno 2019 Ingresso gratuito

Apertura: da martedì a domenica – dalle 10.00 alle 19.00 www.archivioluce.com T.: 06 86981921

Responsabile del progetto Maria Gabriella Macchiarulo Restauro fotografico digitale e controllo qualità immagini Paola Angelucci ha collaborato Stefania Basile Ricerche e digitalizzazione Emiliano Guidi

Videoinstallazione a cura di Serenella Scuri Per le interviste video: Produzione esecutiva Maura Cosenza Direttore della fotografia Angelo Marotta Operatore e montaggio video David Paparozzi Coordinamento lavorazioni filmati Davide Maggi Libreria digitale Maurizio Prece Tecnici di laboratorio Mario Damico, Orlando Siddi

Fonti Immagini Fotografiche e Filmiche: Annamaria Troisi, Stefano Veneruso, Archivio Storico Luce, Rai Teche, Archivio Storico Enrico Appetito, Restauro digitale foto Raffaela Conti, Reporters & Associati, Italian International Film Srl/Lucisano Enzo Decaro, Carlo Molfese, Famiglia Scola, Wephoto & Services, Sergio Siano Newfotosud, David di Donatello, Aamod

Realizzazione creativa Brivido Pop

“Omaggio a Massimo Troisi” di Michelangelo Bastiani Video Ologramma, vetro, bottiglia in vetro, schermo led cm 80x170x98 (2019)

Progetto Grafico Roberto Albini Allestimento AB2, Rosini Cornici S.r.l. Service audio e video Euphon Communication S.r.L.

TROISI poeta MASSIMO – IL CATALOGO – edito da Istituto Luce – Cinecittà e Edizioni Sabinae A cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi Isbn 978 88 98623 921 f.to: 24×28; 176 pp.; illustrato euro 22,00

Firenze, a Palazzo Pitti esposto autoritratto di Chagall con la cattedrale di Notre-Dame

Il leggendario autoritratto di Marc Chagall con la raffigurazione di Notre Dame verrà esposto da oggi all’ingresso della Galleria Palatina in Palazzo Pitti a Firenze: è la nuova iniziativa messa in campo dagli Uffizi in segno di solidarietà verso la Francia e Parigi, colpite due giorni fa dall’incendio che ha distrutto parte della celeberrima cattedrale. L’autoritratto, al quale Chagall era particolarmente affezionato, fu donato di persona dallo stesso artista agli Uffizi nel 1976.

Avvolti nel colore blu, la “tinta della sua anima”, come amava affermare Chagall stesso, nel dipinto compaiono accanto al suo volto tutti gli elementi più cari all’artista: la moglie Bella, il gallo simbolo della sua madre patria Russia, la tavolozza con i pennelli e sullo sfondo Parigi con Notre-Dame e il ponte sulla Senna, sotto un cielo che mostra il sole e la luna. La tela, adesso esposta nella galleria delle Statue dell’ex reggia medicea, sarà presto offerta permanentemente alla visione del pubblico agli Uffizi, quando, tra alcuni mesi, apriranno in Galleria le nuove sale dedicate agli autoritratti.

“Gli Uffizi volano con il cuore a Parigi, per abbracciare la ‘Nostra Signora’ – commenta il direttore delle Gallerie Eike Schmidt, che ieri aveva già espressosolidarietà al popolo francese – l’esposizione in Palazzo Pitti di questo sognante capolavoro di Chagall, che amava moltissimo la capitale francese, vuole essere la testimonianza fisica, concreta, del nostro affetto verso gli amici francesi”.

 

Yoje Dondich. La sinestesia delle forme.

Per la prima volta in Italia l’arte messicana di Yoje Dondich
Dopo Madrid, la prima tappa del “tour” italiano è Milano a Palazzo dei Giureconsulti

Dopo l’incoraggiante successo della mostra di Madrid dell’autunno scorso, arriva in Italia Yoje Dondich (Citta del Messico, 1952), figura originale nel panorama artistico messicano che, dall’inizio degli anni ’80, esplora il linguaggio pittorico sviluppando nuovi percorsi e interessanti soluzioni formali.
L’occasione per conoscerla è la mostra La sinestesia delle forme che, dall’8 marzo prossimo, è allestita nella storica sede di Palazzo Giureconsulti.
Organizzata da Must Wanted Group, ideatore del progetto espositivo che rientra in un’ampia attività di promozione e sostegno dell’arte messicana all’estero, l’esposizione, realizzata anche grazie alla collaborazione del Consulado de Mèxico en Milan, raccoglie una selezione di 14 opere che documentano il percorso di Yoje Dondich e costituiscono una sintesi della sua lunga ricerca nell’ambito dell’astrazione.
Yoje Dondich (ha studiato Psicologia, Disegno, Logoterapia e Interior Design) ha realizzato la sua formazione plastica con diversi maestri messicani e stranieri come Rolando Belfai, Isaac Stavans e Manuel Guillén. Il suo complesso vocabolario pittorico non si può orientare in un’unica direzione poiché il suo alfabeto è figurativo e astratto, surrealista e onirico. La molteplicità delle sue opere si deve per la maggior parte alla sua costante ricerca nell’esprimere i dubbi che sorgono nel mondo interiore e creativo. L’osservazione è un’azione costante ed essenziale del suo lavoro così come una delle intenzioni principali della sua arte è espandere la percezione dello spettatore verso un’esperienza sensoriale che gli permetta di scoprire altre sensazioni. Non è dunque casuale la scelta del titolo, La sinestesia della forma, nell’allusione al fenomeno sensoriale/percettivo che indica una “contaminazione” dei sensi.
Mentre i suoi inizi si caratterizzano con l’uso del disegno in opere di forte tendenza surrealista che, in seguito, ha anche materializzato in quadri a olio, negli anni Novanta il suo stile ha subito una svolta radicale verso il campo dell’astrazione. Si tratta di un insieme di opere che corrispondono a un momento di ricerca formale con la pittura, dove il colore, la linea, le forme e i tratti sono i principali protagonisti.
La mostra di Palazzo dei Giureconsulti prende il via con Ritorno, olio su tela del 1995 nel quale per la prima volta Dondich, che ha definito quest’ opera “un viaggio onirico verso l’astrazione”, ne utilizza i canoni realizzando una composizione caratterizzata da un forte dominio della linea e una misurata frequenza nell’integrazione del colore, alle quali aggiunge inoltre forme organiche. Il percorso continua con la presentazione dell’evoluzione di queste esplorazioni, con opere che includono elementi surrealisti e geometrici. Si tratta di un insieme di lavori che evidenziano l’attrazione per la linea e le infinite possibilità che incontra nella pittura, l’interesse per le forme organiche e arabesche che abitano la composizione in modo indipendente e, infine, la ricerca della volumetria partendo dalla relazione di determinate forme geometriche, aspetto quest’ultimo che risulta molto evidente nelle ricerche più recenti.
Anche il colore, imprescindibile elemento dell’arte di Dondich, subisce un’evoluzione: partendo da una posizione di sudditanza dalle forme delle prime opere astratte, nelle quali usa preferibilmente colori diafani – marroni e grigi – e li fa espandere in due o tre sfumature per tonalità, si arriva a opere come Tesoro nascosto del 2015 dove sono i colori ad aprire la strada alla geometria, la quale si organizza in base alla loro corrispondenza nonché all’intuizione dell’artista.

Le prossime tappe dell’esposizione saranno Venezia in maggio come evento collaterale della Biennale e, nel prossimo autunno, Roma.

«E la grandezza della luna troverò»: astronomia di Leonardo a Milano

Nel quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019), il Politecnico di Milano si fa promotore di una serie di iniziative (mostre, conferenze, convegni) volte a presentare gli esiti di ricerche e di studi sull’opera e sulla Milano di Leonardo.
Nella prima conferenza Rodolfo Maffeis del Politecnico di Milano parlerà dell’astronomia di Leonardo.
Negli studi di cosmologia di Leonardo da Vinci, la raffigurazione della luna subisce una trasformazione radicale, come risultato della convinzione del maestro che il nostro satellite fosse coperto d’acqua. In contrasto con il corpo celeste liscio e geometrico della tradizione tolemaica, la luna di Leonardo è una sfera irregolare e gibbosa, caratterizzata dal continuo mutamento delle condizioni di luce e del movimento delle onde. A causa dei limiti insuperabili dell’osservazione a occhio nudo, Leonardo fu indotto a ipotizzare un aspetto della luna per il tramite di idee e teorie desunte dai suoi studi di ottica. L’elusivo corpo celeste fu quindi immaginato e visualizzato attraverso un mix di osservazioni dirette, deduzioni e assunti arbitrari.
Attraverso un attento esame delle note e dei disegni leonardiani (soprattutto dai codici Leicester e Atlantico) questo intervento intende investigare come l’ottica sperimentale e l’osservazione del cielo interagirono nel generare l’immaginosa cosmologia di Leonardo“