TROISI poeta MASSIMO – una mostra fotografica e uno spettacolo teatrale

I

n una mostra fotografica e multimediale, in oltre 80 scatti privati e immagini d’archivio, locandine, documenti e carteggi inediti, installazioni audiovisive, un viaggio nell’animo umano di uno degli attori e autori più amati di sempre nella storia dello spettacolo italiano

Istituto Luce – Cinecittà regala al pubblico un omaggio a quello che dal pubblico è stato un personaggio – e una persona – di cinema e spettacolo tra i più amati degli ultimi quarant’anni: Massimo Troisi. Lo fa con la mostra fotografica e multimediale, ‘Troisi poeta Massimo’, organizzata e promossa da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film, in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra. L’esposizione, a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi e la supervisione di Stefano Veneruso, sarà aperta al pubblico a ingresso gratuito al Teatro dei Dioscuri al Quirinale di Roma, dal 17 aprile al 30 giugno 2019.

Troisi poeta Massimo arriva a 25 anni dalla scomparsa dell’attore. Un anniversario che registra la mancanza, all’arte e al pubblico, di un artista popolare nel senso più vero e nobile. E registra quanto Troisi in questo tempo si sia affermato in modo sorprendente come un Mito, e in modo indiscutibile. Sorprendente perché la sua traiettoria è stata un lampo: la carriera di Troisi dura vent’anni, tra una folgorante ascesa teatrale, la fama in tv, appena quattro (o cinque) film da regista, e una morte quando un uomo si definisce ancora giovane. Ma a 25 anni dalla scomparsa pare impossibile non descrivere Troisi come uno dei più grandi attori di

sempre del cinema italiano; come un grande narratore di storie; un grande regista indipendente, e un regista di enorme successo. Un comico che suscita il riso anche nei ragazzi di oggi, visto rivisto e imitato. Un autore i cui sketch in tv, i film, le interviste, continuano a essere visti e frequentati. Un personaggio che strappa sorriso e commozione immediati, come succede ai veri grandi, che si chiamino Totò, Eduardo, Mastroianni, Scola…. Questa grandezza non poggia solo su un talento comico straripante e naturale. C’è dietro un più di pensiero, di consapevolezza, di sensibilità, di poesia. Questo ‘di più’ è il tema di fondo che sin dal titolo la mostra Troisi poeta Massimo vuole raccontare. In questa che vuole essere una festa, più che un tributo doveroso, per un attore e un autore unico.

LA MOSTRA

Troisi poeta Massimo, è un percorso tra fotografie private, immagini d’archivio, locandine, audiovisivi, installazioni audio-video, e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell’animo umano di Massimo. Un Pulcinella senza maschera, come è stato definito, naturale erede di Eduardo e capace di attualizzare la tradizione partenopea, sfuggendone dai cliché. Oltre 80 fotografie – provenienti da archivi familiari e di amici e colleghi, dall’Archivio storico Luce, le Teche Rai e l’Archivio Enrico Appetito (con le foto dai set di Mario Tursi), e altri fondi foto-cinematografici – una carrellata di ricordi che, attraverso musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni e i successi di uno dei più grandi attori italiani. Un “mito mite”, un antieroe moderno e rivoluzionario, che più di altri ha saputo descrivere, con sincerità, leggerezza e ironia, i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni. Filo conduttore della mostra, il lato più sensibile e intellettuale: Massimo è stato un poeta senza definirsi tale, ha scritto poesie già in tenera età per ritagliarsi spazi d’intimità negati da una famiglia numerosissima e ha chiuso il cerchio con Il Postino, film in cui la poesia non è solo testo, ma anche e soprattutto un modo di vivere, di vivere poeticamente.

L’esposizione è suddivisa in cinque ambienti, che snodano il percorso umano e artistico di Troisi in sequenza cronologica. L’ingresso accoglie con una gigantografia di Troisi, opera di Pino Settanni, e un video realizzato dall’Archivio Luce con brani di interviste tratte dal fondo Mario Canale, e momenti di backstage da Il viaggio di Capitan Fracassa di Ettore Scola e de Il postino. Momenti di parole e musica che richiamano su schermo un’atmosfera intima e l’avventura del suo cinema. Lo spettatore viene accolto dallo straordinario colpo d’occhio della volta del Teatro dei Dioscuri ricoperta interamente da un patchwork di immagini del mondo di Troisi. Un’opera visuale realizzata da Marco Innocenti per Brivido Pop, che riproduce l’effetto di una volta affrescata, e propone le immagini di una vita, dall’infanzia agli spettacoli ai film, a stralci di frasi e di giornale, con parenti amici amori: tutte le apparizioni dell’immaginario di Massimo. Un omaggio al suo essere un ‘artista totale’: con la mimica, la parola, le immagini, il pensiero. Uno spettacolo da ammirare a testa in su e dove perdersi. E uno stare per una volta, come Troisi con Savonarola nella mitica lettera di Non ci resta che piangere, ‘con la testa sotto i suoi piedi’.

La prima sala racconta l’infanzia e la vita familiare di Massimo. La nascita a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953, in una casa divisa con genitori, cinque fratelli, nonni, zii e rispettivi figli, un gruppo di 16 persone da cui nascerà uno spiccato senso di comunità e, per

dirla con Troisi, la capacità di essere vittima di attacchi di solitudine in ambienti con meno di quindici persone. Lo spazio presenta preziose foto inedite familiari, come quella del neonato Massimo, cresciuto a robuste dosi di latte in polvere, la cui prima notorietà nazionale sarà una foto a due anni per la pubblicità del latte Mellin! Spicca una lettera manoscritta a 7 anni, per il cognato Giorgio Veneruso, marito della sorella Annamaria. E le foto della prima bruciante passione: il calcio. Cui dovrà rinunciare per la prima comparsa dei problemi al cuore, ma che non dimenticherà se una foto più matura lo ritrae al San Paolo a centrocampo a fianco di Diego Armando Maradona. Una passione che il visitatore trova legata a un’altra: uno spazio espone una serie di dattiloscritti e manoscritti di poesie di Massimo. Un filo che dalla giovane età si intreccia alla prepotente vocazione dell’autore. Seguono le foto della prima basilare esperienza nello spettacolo: quella del Centro Teatro Spazio. Un garage al 31 di via San Giorgio Vecchio, adattato a teatrino, che sarà il nucleo di momenti chiave: le prime farse scritte da Massimo all’inizio dei ’70, con la compagnia ‘RH negativo’, su temi sensibili come le donne, la politica, la Chiesa, la religione, l’aborto, i dilemmi della generazione; l’incontro con Lello Arena e Enzo Decaro; la mitologica calzamaglia nera, accompagnata dal cravattino bianco, che Troisi – incrocio in negativo tra Pulcinella e Charlot – abbandonò solo dopo anni; i primi amori. Qui le foto mostrano in nuce il Troisi che sarà: capace di far ridere su temi generazionali, di giocare con le istituzioni, in primis con la religione; un anarchico gentile, che irride il mondo circostante ma mette in mostra i seri dubbi su se stesso. Un’immagine su tutte: quella del ’73 con Troisi in jeans appeso a una croce, la maschera del viso tragicamente divertente, è già quella dei suoi futuri antieroi.

La sala procede con le foto, le locandine, i documenti dedicati a La Smorfia, il gruppo Troisi-Arena-Decaro che dal 1977 al 1980 incendierà locali, discoteche, trasmissioni televisive e infine i grandi teatri italiani, con una comicità dialettale capace di toccare tutta una nazione. Quella che Decaro ha definito la ‘napoletanità’, e una capacità di essere dentro una tradizione comica forte ma rivoluzionandola da dentro, dimostrava di conquistare il pubblico d’Italia. Il visitatore trova qui alcuni momenti irripetibili del teatro comico italiano: foto dagli sketch (‘La Guerra’, Troisi in panni di pia donna ne ‘L’Annunciazione’), la locandina dello spettacolo al Teatro Tenda di Roma, ‘dal 3 all’8 aprile’ 1977: a forza di repliche e richieste La Smorfia ci restò per 82 giorni. E ancora documenti, riviste, immagini da mandare a memoria. E i primi spazi multimediali della mostra: due totem per vedere e ascoltare le interviste realizzate appositamente per Troisi poeta Massimo a persone a lui vicine: amici, affetti, colleghi. Testimonianze che rivelano aspetti personali e alcuni inattesi dell’uomo e dell’artista. A raccontarcelo troviamo il nipote e collaboratore Stefano Veneruso, Enzo Decaro, la compagna, amica, co-sceneggiatrice Anna Pavignano, Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele amico d’infanzia e produttore, Renato Scarpa, Massimo Wertmüller, Marco Risi. E una postazione per ascoltare un documento importante: le canzoni composte in gioventù da Enzo Decaro e Troisi, rimaste per anni su carta, e poi riprese nel disco ‘Poeta Massimo’ da Decaro nel 2008, con un gesto musicale e fraterno davvero da recuperare. Perché testimoniano di un’altra passione vitale e proficua come fu la musica per Troisi. E perché le canzoni sono piuttosto straordinarie. Come lo sono i nomi ospitati nel disco, la cui produzione artistica è di Decaro e Riccardo Cimino: Paolo Fresu, il Solis String Quartet, Rita Marcotulli, Daniele Sepe, Ezio Bosso, Lino Cannavacciuolo, Cecilia Chailly, James Senese.

La seconda sala ci racconta La Smorfia in TV, ossia un’epifania, il momento in cui davvero tutta Italia si accorse di questo fenomeno. Cominciò con Non Stop di Enzo Trapani, una trasmissione divenuta mitica, che lanciò nomi come Carlo Verdone e gruppi come I gatti di

Vicolo dei Miracoli, i Giancattivi, (cioè i laboratori dei più grossi successi del cinema degli anni ’80). Una fucina di talenti, ma è proprio Verdone a raccontarci in un’intervista quanto l’apparizione di Massimo gli risultasse superiore, fuori quota, di un talento clamoroso. ‘Non Stop’ fu l’occasione di incontri e speciali rapporti (Troisi vi conobbe Anna Pavignano, con cui iniziò un sodalizio personale e professionale fondamentale), e l’occasione per il terzetto di affinare una tecnica scenica con i tempi e gli spazi delle riprese. Un passo ulteriore verso il cinema. Con la tv, i programmi e le celeberrime comparsate, a fianco di amici e colleghi come Renzo Arbore, Gianni Minà, Roberto Benigni, Pippo Baudo… la Smorfia e Troisi esplosero con la loro opera. La sala ci restituisce quella stagione ed è arricchita da totem per la visualizzazione di altre interviste, dal video di ‘Morto Troisi, viva Troisi!’ lo special per la Rai dell’82 diretto da Troisi che consacra e dissacra la figura di Massimo come personaggio popolare e irresistibile attore-autore-comico, e da un’installazione in ologramma, realizzata da Michelangelo Bastiani in cui il visitatore può vedere personaggi e scene della Smorfia con un effetto visuale suggestivo.

La terza sala ci porta dentro il cinema di Massimo Troisi. Con foto dei set, locandine, documenti, due touchscreen per vedere interviste ad attori e registi, la sala grande dei Dioscuri racconta il percorso dal successo inatteso e irresistibile di Ricomincio da tre (1981) all’incanto postumo e planetario de Il postino (1994). E l’evoluzione completa di un geniale autore comico, il cui riso è venato di una poesia riflessiva sin dai tempi giovanili del CTS di San Giorgio (e doveva averlo capito Eduardo De Filippo, quando incontrando Troisi al Teatro Tenda gli disse che era un bene che giovani come lui continuassero la tradizione…), e alla poesia totale arriva con l’adattamento dal romanzo del cileno Skarmeta. In mezzo c’è una regia che non fa sfoggio di virtuosismi – come non ne fa mai l’attore Troisi – semplice, essenziale, con dei tempi perfetti. C’è uno sceneggiatore che con Anna Pavignano cuce testi che dicono molto anche con silenzi, sospensioni, interruzioni. E affrontano argomenti non facili: le insicurezze dei giovani, la psicologia femminile, l’estraniamento (di un migrante, come di uno che si ritrova all’improvviso nel 1400…), l’amore, la politica. Un cinema, come è stato detto, di impegno civile, ma mai dichiarato, mai esposto. Troisi si è sempre sentito a disagio a definirsi regista o autore. In questa sala vediamo quale ricerca ci sia dietro la sua evoluzione registica. Vediamo un precisarsi di scrittura e temi nel rinnovato successo di Scusate il ritardo (1983) con un antieore generazionale. Vediamo lo spostarsi in tempi storici, dal picaresco ‘1400-quasi millecinque’ di Non ci resta che piangere (1984) a fianco di Roberto Benigni (e bastano le foto in mostra a far ridere) al fascismo di Le vie del Signore sono finite (1987). Al passaggio fondamentale attraverso e con Ettore Scola in tre film: Splendor (1988) e Che ora è (1989), dove le immagini a fianco di Marcello Mastroianni suggeriscono quasi un passaggio di testimone e una parentela tra attori, e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), con immagini splendide di Troisi-Pulcinella. Scola chiamerà Troisi ‘il nostro attore dei sentimenti’, e non ci sarebbe definizione più esatta per descrivere la sensibilità e la gamma di passioni che Troisi lascia nel suo cinema. E il film che segue è forse il più bel film sul sentimento dell’amore di tutta una generazione: Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991), un altro successo, e il passaggio a un cinema ancor più intimo, più autoriale. Un documento in mostra racconta indirettamente l’essere divenuto col tempo un autore in Troisi: una lettera dattiloscritta del 1991 in cui un giovane studente di Economia e Commercio, di nome Paolo Sorrentino, chiede a Troisi di potergli fare da aiuto per il prossimo film. Non sarebbe accaduto, ma è forte la suggestione di questa paginetta che lega due registi applauditi agli Oscar.

Il film che è insieme il punto di arrivo di una ricerca matura e poetica, e la possibile ulteriore apertura verso una nuova fase, come spesso capita all’artista Troisi, è Il postino, che nella mostra viene raccontato da un’installazione: una grande parete che da un lato ospita una gigantografia dal film, e l’esposizione della bicicletta su cui il giovane postino Mario porta la corrispondenza al poeta Pablo Neruda. Dall’altro lato ricrea un ambiente domestico e familiare, come in un film di Massimo, con documenti e riviste, e un giradischi che riproduce canzoni di Pino Daniele dai suoi film. Un ultimo spazio è dedicato alla proiezione di parti inedite del backstage che Stefano Veneruso ha realizzato durante le riprese de Il postino. Un controcampo toccante dell’atmosfera di divertimento, poesia e complicità vissuta sul set da Troisi con Philippe Noiret, Renato Scarpa, Maria Grazia Cucinotta, il regista Michael Redford, i collaboratori storici.

Il modo inedito per chiudere una mostra e un appuntamento che fanno un punto nuovo su un artista amato come pochissimi. Uno dei più grandi talenti comici di tutti i tempi, che rivela qui il suo lato commosso, poetico, di un autore che sa rivoluzionare il cinema e il teatro italiani da vero anarchico del pensiero, con uno stile soltanto suo, ma con la tenerezza e l’empatia dei veri poeti. Un autore che commuove con il riso, che denuncia con leggerezza, che con i suoi non detti, le pause, le interruzioni, fa gridare i sentimenti e i segreti di un’anima. Un poeta, per parafrasare il suo postino, che ancora oggi dà poesia a ‘chi gli serve’: cioè a noi.

LO SPETTACOLO ‘TROISI POETA MASSIMO’
La mostra ospiterà un evento speciale: dal 17 al 28 aprile, al Teatro dei Dioscuri andrà in scena lo spettacolo Troisi poeta Massimo, scritto e diretto da Stefano Veneruso. Uno spettacolo sulla vita artistica e privata di Massimo Troisi. Poesie inedite, interviste, canzoni e testi autobiografici a fare da trama narrativa. Una ricostruzione della carriera, della sua straordinaria poetica applicata al suo cinema, ai suoi racconti, ai monologhi e al gruppo La Smorfia. ‘Troisi veniva spesso e viene ancora dipinto come un pigro – commenta Stefano Veneruso -. Ripercorrendo la sua vita artistica ci si rende conto che non è affatto così. Anche lui si definiva un pigro ma la sua era una pigrizia molto fertile: è proprio da questa stessa “pigrizia” che sono nati testi memorabili. Era uno che da fermo andava a mille all’ora. Accompagnato da cantanti e musicisti, un attore, attraverso l’ironia e le opere di Troisi, parlerà della famiglia, della religione, dell’universo femminile, di Napoli e del suo ultimo capolavoro cinematografico’. Lo spettacolo andrà in scena, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti, tutti i giorni alle 21, escluso Lunedì 22 di chiusura, e il 21 e 25 aprile alle 18.30.

Testo e Regia: Stefano Veneruso Con: Matteo Nicoletta e Alessandra Guidotti (Voce). Musicisti: Alessandra Tumolillo (voce e chitarra), Oscar Cherici (contrabbasso), Matteo Cona (chitarra), Stefano Napoli (contrabasso). Produzione esecutiva: Barbara Di Mattia, Aiuto regista: Fabio Gentiluomo, Grafica e Montaggio: Aldo Boccolari, Disegno luci e Suono: Maurizio Muglia

DAL TEATRO DEI DIOSCURI, A CINECITTÀ!
E dal 17 aprile al 30 ottobre 2018, in occasione della mostra dei Dioscuri, Cinecittà si mostra, l’iniziativa espositiva permanente negli Studi di via Tuscolana, ospita Omaggio a Massimo Troisi: un percorso tra filmati, costumi e oggetti di scena originali tratti dai capolavori girati a Cinecittà: Non ci resta che piangere; Il Viaggio di Capitan Fracassa e Il postino. Il percorso – che si snoda tra le sale delle esposizioni permanenti – omaggia Troisi attraverso materiali di scena originali: dall’abito di Pulcinella, ruolo creato da Ettore Scola appositamente per Troisi nel Capitan Fracassa, girato nel 1989 nel Teatro 5 di Cinecittà; ai costumi di Non ci resta che piangere: le fogge memorabili del bidello Mario (Troisi) e dell’insegnante Saverio (Roberto Benigni), quello di Amanda Sandrelli nel ruolo di Pia, di Iris Peynado nel ruolo dell’Amazzone Astriaha e di Paolo Bonacelli, un insuperabile Leonardo da Vinci. L’inedito backstage diretto da Stefano Veneruso sul set de Il Postino verrà proiettato per la prima volta nella storica sala di proiezione Visconti. Oggetti inediti e simbolici – come la borsa portalettere de Il postino, l’astrolabio di Leonardo da Vinci in Non ci resta che piangere, i bauli di Capitan Fracassa  – verranno esposti assieme a proiezioni tratte dai film. In occasione di questo doppio percorso i visitatori della mostra al Teatro dei Dioscuri potranno ritirare un coupon sconto di 2,00 euro sul biglietto intero di Cinecittà si Mostra con cui sarà possibile accedere agli Studi di Cinecittà, visitare i set e la grande mostra permanente, e il percorso temporaneo Omaggio a Massimo Troisi. La selezione degli abiti di scena è a cura di Anna Lombardi per A.S.C. Associazione italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori. Un ringraziamento all’attrezzeria Scenica E. Rancati.

http://cinecittasimostra.it/

 

IL CATALOGO Accompagna la mostra Troisi poeta Massimo un prezioso catalogo, edito da Luce-Cinecittà e Edizioni Sabinae, per la cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi. 176 pagine, introdotte da un articolo di Gianni Minà, oltre sessanta magnifiche fotografie a colori e b/n, riproduzioni di documenti, locandine, ritagli di giornale, elaborazioni grafiche, e un percorso testuale affascinante che come quello della mostra, racconta l’evoluzione artistica, a fianco di quella privata, del poeta Troisi. Con un corredo di Teatrografia e un’accurata Filmografia, i premi e riconoscimenti, e i testi di tutte le videointerviste realizzate per la mostra, con le parole di Stefano Veneruso, Enzo Decaro, Anna Pavignano, Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele, Renato Scarpa, Massimo Wertmüller, Marco Risi.

Una parte del ricavato della vendita del volume andrà devoluta all’Associazione Bambini Cardiopatici nel mondo di cui Massimo Troisi era sostenitore. Un’associazione laica e indipendente, senza scopo di lucro, con la missione di assistere e curare bambini affetti da cardiopatie congenite in tutto il mondo. 435 missioni operatorie nel mondo, 150 volontari, 15.000 diagnosi effettuate, oltre 3500 operazioni salva vita. www.bambinicardiopatici.it

TROISI poeta MASSIMO – Scheda

promossa e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film in collaborazione con Archivio Enrico Appetito, Rai Teche, Cinecittà si Mostra a cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi supervisione di Stefano Veneruso

Roma – Teatro dei Dioscuri al Quirinale – (via Piacenza, 1) dal 17 aprile al 30 giugno 2019 Ingresso gratuito

Apertura: da martedì a domenica – dalle 10.00 alle 19.00 www.archivioluce.com T.: 06 86981921

Responsabile del progetto Maria Gabriella Macchiarulo Restauro fotografico digitale e controllo qualità immagini Paola Angelucci ha collaborato Stefania Basile Ricerche e digitalizzazione Emiliano Guidi

Videoinstallazione a cura di Serenella Scuri Per le interviste video: Produzione esecutiva Maura Cosenza Direttore della fotografia Angelo Marotta Operatore e montaggio video David Paparozzi Coordinamento lavorazioni filmati Davide Maggi Libreria digitale Maurizio Prece Tecnici di laboratorio Mario Damico, Orlando Siddi

Fonti Immagini Fotografiche e Filmiche: Annamaria Troisi, Stefano Veneruso, Archivio Storico Luce, Rai Teche, Archivio Storico Enrico Appetito, Restauro digitale foto Raffaela Conti, Reporters & Associati, Italian International Film Srl/Lucisano Enzo Decaro, Carlo Molfese, Famiglia Scola, Wephoto & Services, Sergio Siano Newfotosud, David di Donatello, Aamod

Realizzazione creativa Brivido Pop

“Omaggio a Massimo Troisi” di Michelangelo Bastiani Video Ologramma, vetro, bottiglia in vetro, schermo led cm 80x170x98 (2019)

Progetto Grafico Roberto Albini Allestimento AB2, Rosini Cornici S.r.l. Service audio e video Euphon Communication S.r.L.

TROISI poeta MASSIMO – IL CATALOGO – edito da Istituto Luce – Cinecittà e Edizioni Sabinae A cura di Nevio De Pascalis e Marco Dionisi Isbn 978 88 98623 921 f.to: 24×28; 176 pp.; illustrato euro 22,00

Firenze, a Palazzo Pitti esposto autoritratto di Chagall con la cattedrale di Notre-Dame

Il leggendario autoritratto di Marc Chagall con la raffigurazione di Notre Dame verrà esposto da oggi all’ingresso della Galleria Palatina in Palazzo Pitti a Firenze: è la nuova iniziativa messa in campo dagli Uffizi in segno di solidarietà verso la Francia e Parigi, colpite due giorni fa dall’incendio che ha distrutto parte della celeberrima cattedrale. L’autoritratto, al quale Chagall era particolarmente affezionato, fu donato di persona dallo stesso artista agli Uffizi nel 1976.

Avvolti nel colore blu, la “tinta della sua anima”, come amava affermare Chagall stesso, nel dipinto compaiono accanto al suo volto tutti gli elementi più cari all’artista: la moglie Bella, il gallo simbolo della sua madre patria Russia, la tavolozza con i pennelli e sullo sfondo Parigi con Notre-Dame e il ponte sulla Senna, sotto un cielo che mostra il sole e la luna. La tela, adesso esposta nella galleria delle Statue dell’ex reggia medicea, sarà presto offerta permanentemente alla visione del pubblico agli Uffizi, quando, tra alcuni mesi, apriranno in Galleria le nuove sale dedicate agli autoritratti.

“Gli Uffizi volano con il cuore a Parigi, per abbracciare la ‘Nostra Signora’ – commenta il direttore delle Gallerie Eike Schmidt, che ieri aveva già espressosolidarietà al popolo francese – l’esposizione in Palazzo Pitti di questo sognante capolavoro di Chagall, che amava moltissimo la capitale francese, vuole essere la testimonianza fisica, concreta, del nostro affetto verso gli amici francesi”.

 

Yoje Dondich. La sinestesia delle forme.

Per la prima volta in Italia l’arte messicana di Yoje Dondich
Dopo Madrid, la prima tappa del “tour” italiano è Milano a Palazzo dei Giureconsulti

Dopo l’incoraggiante successo della mostra di Madrid dell’autunno scorso, arriva in Italia Yoje Dondich (Citta del Messico, 1952), figura originale nel panorama artistico messicano che, dall’inizio degli anni ’80, esplora il linguaggio pittorico sviluppando nuovi percorsi e interessanti soluzioni formali.
L’occasione per conoscerla è la mostra La sinestesia delle forme che, dall’8 marzo prossimo, è allestita nella storica sede di Palazzo Giureconsulti.
Organizzata da Must Wanted Group, ideatore del progetto espositivo che rientra in un’ampia attività di promozione e sostegno dell’arte messicana all’estero, l’esposizione, realizzata anche grazie alla collaborazione del Consulado de Mèxico en Milan, raccoglie una selezione di 14 opere che documentano il percorso di Yoje Dondich e costituiscono una sintesi della sua lunga ricerca nell’ambito dell’astrazione.
Yoje Dondich (ha studiato Psicologia, Disegno, Logoterapia e Interior Design) ha realizzato la sua formazione plastica con diversi maestri messicani e stranieri come Rolando Belfai, Isaac Stavans e Manuel Guillén. Il suo complesso vocabolario pittorico non si può orientare in un’unica direzione poiché il suo alfabeto è figurativo e astratto, surrealista e onirico. La molteplicità delle sue opere si deve per la maggior parte alla sua costante ricerca nell’esprimere i dubbi che sorgono nel mondo interiore e creativo. L’osservazione è un’azione costante ed essenziale del suo lavoro così come una delle intenzioni principali della sua arte è espandere la percezione dello spettatore verso un’esperienza sensoriale che gli permetta di scoprire altre sensazioni. Non è dunque casuale la scelta del titolo, La sinestesia della forma, nell’allusione al fenomeno sensoriale/percettivo che indica una “contaminazione” dei sensi.
Mentre i suoi inizi si caratterizzano con l’uso del disegno in opere di forte tendenza surrealista che, in seguito, ha anche materializzato in quadri a olio, negli anni Novanta il suo stile ha subito una svolta radicale verso il campo dell’astrazione. Si tratta di un insieme di opere che corrispondono a un momento di ricerca formale con la pittura, dove il colore, la linea, le forme e i tratti sono i principali protagonisti.
La mostra di Palazzo dei Giureconsulti prende il via con Ritorno, olio su tela del 1995 nel quale per la prima volta Dondich, che ha definito quest’ opera “un viaggio onirico verso l’astrazione”, ne utilizza i canoni realizzando una composizione caratterizzata da un forte dominio della linea e una misurata frequenza nell’integrazione del colore, alle quali aggiunge inoltre forme organiche. Il percorso continua con la presentazione dell’evoluzione di queste esplorazioni, con opere che includono elementi surrealisti e geometrici. Si tratta di un insieme di lavori che evidenziano l’attrazione per la linea e le infinite possibilità che incontra nella pittura, l’interesse per le forme organiche e arabesche che abitano la composizione in modo indipendente e, infine, la ricerca della volumetria partendo dalla relazione di determinate forme geometriche, aspetto quest’ultimo che risulta molto evidente nelle ricerche più recenti.
Anche il colore, imprescindibile elemento dell’arte di Dondich, subisce un’evoluzione: partendo da una posizione di sudditanza dalle forme delle prime opere astratte, nelle quali usa preferibilmente colori diafani – marroni e grigi – e li fa espandere in due o tre sfumature per tonalità, si arriva a opere come Tesoro nascosto del 2015 dove sono i colori ad aprire la strada alla geometria, la quale si organizza in base alla loro corrispondenza nonché all’intuizione dell’artista.

Le prossime tappe dell’esposizione saranno Venezia in maggio come evento collaterale della Biennale e, nel prossimo autunno, Roma.

«E la grandezza della luna troverò»: astronomia di Leonardo a Milano

Nel quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci (1519-2019), il Politecnico di Milano si fa promotore di una serie di iniziative (mostre, conferenze, convegni) volte a presentare gli esiti di ricerche e di studi sull’opera e sulla Milano di Leonardo.
Nella prima conferenza Rodolfo Maffeis del Politecnico di Milano parlerà dell’astronomia di Leonardo.
Negli studi di cosmologia di Leonardo da Vinci, la raffigurazione della luna subisce una trasformazione radicale, come risultato della convinzione del maestro che il nostro satellite fosse coperto d’acqua. In contrasto con il corpo celeste liscio e geometrico della tradizione tolemaica, la luna di Leonardo è una sfera irregolare e gibbosa, caratterizzata dal continuo mutamento delle condizioni di luce e del movimento delle onde. A causa dei limiti insuperabili dell’osservazione a occhio nudo, Leonardo fu indotto a ipotizzare un aspetto della luna per il tramite di idee e teorie desunte dai suoi studi di ottica. L’elusivo corpo celeste fu quindi immaginato e visualizzato attraverso un mix di osservazioni dirette, deduzioni e assunti arbitrari.
Attraverso un attento esame delle note e dei disegni leonardiani (soprattutto dai codici Leicester e Atlantico) questo intervento intende investigare come l’ottica sperimentale e l’osservazione del cielo interagirono nel generare l’immaginosa cosmologia di Leonardo“

Lisetta Carmi. La bellezza della verità: la mostra a Roma al Museo in Trastevere

Roma –Il racconto di una vita dietro l’obiettivo. A Roma una mostra, ma soprattutto un omaggio di Roma a Lisetta Carmi, una donna dalla grande personalità espressiva e dalle molte vite: fotografa, pianista, reporter, militante di sinistra, fondatrice del Centro spirituale Ashram Bhole Baba a Cisternino (Brindisi).

Nata nella Genova degli anni ’20 da una famiglia borghese di origine ebraica, Lisetta Carmi divenne presto una pianista classica di successo, attività che abbandonò negli anni ‘60 per dedicarsi alla fotografia, considerata strumento di impegno politico.

La mostra, una rassegna antologica dal titolo Lisetta Carmi. La bellezza della verità, la prima esposizione pubblica a Roma – ospitata al Museo di Roma in Trastevere fino al 3 marzo 2019 – racconta l’intensa vita professionale di Lisetta Carmi, quest’artista ultranovantenne, e lo fa attraverso 170 scatti, tutti in bianco e nero, di cui molti inediti, nonché attraverso tre progetti editorialiMetropolitainI Travestiti e Acque di Sicilia, e una video intervista realizzata dal curatore della mostra Giovanni Battista Martini.

Il percorso fotografico della mostra a Roma si snoda attraverso diverse sezioni del percorso artistico di Lisetta Carmi (dal piano terra alle sale del primo piano del museo).

I primi reportage fotografici iniziano nella sua città natale, in cui vengono rappresentate le disumane condizioni di lavoro degli operai, dalle acciaierie dell’Italsider del 1962, ai lavoratori portuali del ’64. Questa prima fase si conclude con gli scatti del ’66 nel cimitero Monumentale di Staglieno. Seguono poi i reportage di Piadena, cittadina della Bassa Cremonese, e quelli contrassegnati dalla scoperta degli altri mondi: Israele, America Latina, India, Afghanistan, Pakistan e Nepal.

Si passa quindi alla sezione ritratti, in cui dominano la scena gli scatti dedicati ad Ezra Pound (che le valsero il premio Niépce per l’Italia), ma anche quelli incentrati sul panorama artistico ed intellettuale genovese, da Lucio Fontana a Lelio Luzzati. La sezione si chiude con Il Parto, una sequenza di scatti, intensi ed emozionanti, con ripresa frontale, realizzati nel 1968 all’Ospedale Galliera di Genova, che immortalano le fasi di un parto senza alcuna retorica sulla nascita.

La mostra di Roma dedicata a Lisetta Carmi rappresenta un viaggio attraverso le immagini, partendo dagli ultimi– ai quali l’artista ha cercato con impegno di dar voce – per approdare ai ritratti più noti. Il percorso di un’artista che, con i propri scatti, sembra aver disvelato la dimensione interiore e le esperienze di vita di chi ha ritratto con l’obiettivo. Un percorso emozionante ed intenso.

La mostra Lisetta Carmi. La bellezza della verità è promossa da Roma capitale, Assessorato alla crescita culturale – Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, ed è organizzata da Zètema Progetto Cultura.

Musei gratis a Roma dal 5 al 10 marzo

La Settimana della cultura a Roma si avvicina. Dal 5 al 10 marzo, sarà possibile visitare i musei della Capitale gratis. L’iniziativa della Settimana della cultura, a Roma e in tutta Italia, è prevista dal nuovo regolamento del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Il nuovo decreto prevede, in aggiunta alla Settimana della cultura in date variabili ogni anno, la visita gratuita dei musei ogni prima domenica del mese da ottobre a marzo e altri otto giorni di visite gratis a discrezione dei direttori museali, da utilizzare nel corso dell’anno, anche frazionati. Inoltre, è prevista la creazione di un sito internet che consenta ai visitatori di orientarsi tra i piani dei singoli musei. Gli ingressi gratis nei musei aumenteranno così dagli attuali dodici giorni annuali a venti giorni annuali.

Il decreto entrerà in vigore il prossimo 28 febbraio, come ha annunciato il Ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli, in seguito alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Il nuovo decreto conserva, inoltre, le gratuità permanente delle visite museali per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per le categorie protette; inoltre, è prevista la riduzione del biglietto per i giovani dai 18 ai 25 anni, per i quali l’ingresso nei musei ammonterà a due Euro.

CINQUE MOSTRE 2019: ΔX DISPLACEMENT

Con il titolo collettivo di Δx Displacement, Cinque Mostre 2019 presenta le opere degli attuali Rome Prize Fellows e Italian Fellows, insieme a quelle di altri artisti invitati, installate in vari punti del McKim, Mead & White Building all’American Academy in Rome, includendo anche una serie di performance che si svolgeranno in occasione della serata inaugurale del 20 febbraio e in un evento collaterale il 7 marzo.

Riunendo i lavori di artisti visivi, architetti, designers, scrittori, archeologi, storici dell’arte e conservatori, in una gamma di linguaggi e dimensioni che si relazionano ai vari significati del termine displacement (dislocamento), Δx si concentra su quelle condizioni che mettono in discussione la poetica dell’ordinario, sovvertendo un senso di appartenenza e disgregando i rapporti convenzionali.

Il titolo della mostra, che riassume i temi esplorati, sotti diversi punti di vista, da tutti i partecipanti, prende spunto dal progetto dei borsisti Michelle Lou (compositrice) e Marcel Sanchez Prieto (architetto), che si chiedono: “Gli spazi/ambienti come rinforzano il nostro senso di appartenenza nel mondo, e l’atto del dislocamento come influenza la percezione di noi stessi?”
Un punto di riferimento è un elemento riconoscibile, fondamento per il nostro senso del luogo, sia in senso materiale che astratto. Per descrivere qualsiasi tipo di moto è necessario indicare una posizione iniziale, una che condividiamo con altri individui, o più intima. Una cornice di riferimento può essere, pertanto, geografica, architettonica, storica, esperienziale o persino emotiva, e uno spostamento da questa posizione iniziale, sia essa fisicamente oggettiva o soggettiva e personale, è definito dislocamento (displacement), non solo dalle teorie politiche, filosofiche o psicologiche, ma anche dalla matematica.
L’equazione Δ= xf ​− x0 (dove Δindica il dislocamento, xf il valore della posizione finale e x0 il valore della posizione iniziale) è inequivocabile: il dislocamento è la differenza di posizione di due segni ed è indipendente dal percorso seguito quando ci si sposta dall’uno all’altro. In base a questa logica, l’American Academy in Rome è essa stessa una comunità “dislocata”, seppure integrata nel contesto cittadino circostante.

Δx 
esamina l’ideazione e la rappresentazione della stabilità, riflettendo su stati di permanente sconvolgimento sociale, politico, emotivo. Le opere in mostra, caratterizzate da molteplici dialoghi tra ambiti di ricerca, offrono uno scambio di opinioni dinamico. Ognuna intende rovesciare immagini convenzionali di un ambiente naturale o costruito di ricordi, rappresentazioni storiche, percezioni emotive o fisiche, rendendo indistinti i confini tra realtà e finzione, tra un “oggi” e un “allora”, tra un “qui” e un “là”.

Attraverso l’interazione di diversi media, mutando i modelli tradizionali della produzione di immagini e della costruzione narrativa, Δx riflette il rapporto tra l’uomo e la vita, la storia, la visione, lo spazio e la natura, creando un’esperienza in cui l’impatto di ogni singolo elemento riverbera in tutta la mostra. Nell’insieme, le opere stimolano una discussione vivace sulle idee di dislocamento e decentramento, attingendo dalla partecipazione del pubblico per arricchire ulteriormente la lettura dei due termini, sottolineando come l’atto di dislocamento, ricercato o imposto, abbia un impatto costante su tutti i movimenti fisici, sociali e spirituali che ci circondano.

Dal 20 Febbraio 2019 al 21 Marzo 2019

ROMA

LUOGO: American Academy in Rome

INDIRIZZO: via Angelo Masina 5

ORARI: sabato e domenica dalle 16 alle 19

CURATORI: Ilaria Gianni

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 06 58461

SITO UFFICIALE: http://www.aarome.org

Il corpo delle donne in mostra a Roma

Quanto assomiglia l’arte alle donne reali? Ovvio che gli artisti abbiano diritto a rielaborare la realtà. Ma nel caso dei ritratti femminili, la questione è ben più complessa. Basterebbe guardare come il pittore preraffaellita Dante Gabriele Rossetti ritraeva la moglie, Elizabeth Siddal, e come lei raffigurava se stessa: lui ne faceva un angelo spaventato o sognante. Lei si vedeva dura e austera. Fa i conti con tutte le contraddizioni di questa “narrazione”, la bella e importante mostra aperta fino al 13 ottobre 2019 alla Galleria d’Arte Moderna di RomaDonne: Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzioneOvvero l’evoluzione dell’immagine femminile da fine Ottocento a oggi, partendo dal presupposto che le donne siano state, da almeno metà Ottocento, i soggetti preferiti degli artisti e che già questa scelta abbia costituito una rivoluzione.

Lo scarto tra l’essere oggetto di sguardo e il proporre la propria visione di stesse è evidente nella mostra romana che parte da artisti estetizzanti ma pienamente Belle Epoque come Aristide Sartorio, per arrivare alle attuali performance femminili custodite al Macro di Roma.In mezzo, un lungo percorso di interpretazione intellettuale e artistica del corpo e dell’immagine delle donne, che non è soltanto una riflessione estetica per gli uomini e un processo di emancipazione e crescita per le donne. È evidente che le due componenti si intrecciano: se le donne iniziano a far valere l’idea che hanno si se stesse e del loro corpo, gli uomini non possono ignorarlo del tutto. Ciò che poteva apparire “passivo” nella prima cultura borghese, tra ritratti di eleganti e irreprensibili signore e nudi esposti fino all’oscenità, diventa protagonista. Le donne non sono più soltanto il soggetto del quadro, non si limitano, al massimo, a scegliere posa o abito (anche se molti pittori decidevano perfino le acconciature), ma impongono nuove professioni, nuovi gesti, nuovi spazi. E poi, fin dalle prime avanguardie del Novecento e nonostante il maschilismo di gran parte dei colleghi uomini “d’avanguardia”, propongono il loro sguardo su se stesse e sul mondo. Basti pensare alle surrealiste e a Frida Kahlo.

La mostra Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione – alla Galleria d’Arte Moderna presenta circa 100 opere, tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte o non esposte da lungo tempo. Provengono dalle collezioni d’arte contemporanea di Roma. E partono da una celebre riflessione-provocazione del 1989 delle Guerrilla Girls«Do Women Have To Be Naked To Get Into the Met. Museum?», Le donne devono essere nude per poter entrare al Metropolitan Museum? Non si trattava di uno slogan: le femministe facevano notare che meno del 5% degli artisti esposti nei grandi musei era composto da donne mentre era di donne l’85% dei nudi. Certo, forse non tenevano tanto in conto le collezioni d’arte antica, ma il principio era corretto: nella visione contemporanea (che non è appunto quella classica) il nudo fa pensare quasi sempre alla passività.

La mostra romana parte appunto dalle visioni “angelicate” o diaboliche che il Simbolismo aveva ereditato dai preraffaelliti. Attraversa il Futurismo e le nuove spinte provocate anche dalla Guerra mondiale. Approda a Valori Plastici e a Novecento, ovvero al “ritorno all’ordine” imposto, anche in arte dal Fascismo, con l’esaltazione non più della vergine ma della madre. E ricostruisce il lungo percorso del secondo Dopoguerra, le istanze femministe come pure le nuove concezioni maschili. La rassegna è accompagnata da videoinstallazioni, documenti fotografici e video tratti da opere cinematografiche e cinegiornali provenienti dalla Cineteca di Bologna e dall’Archivio dell’Istituto Luce-Cinecittàche ne hanno curato la realizzazione. In una sala è proiettato il film, prodotto dall’Istituto LuceBellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta il cammino delle donne nel Novecento.

L’ultima sezione della mostra è dedicata alle relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe. Il materiale proviene da Archivia – Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e contiene testimonianze di performance e film d’artista che appartengono a collezioni private, importanti musei e istituzioni pubbliche.

Info: Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione / Galleria d’Arte Moderna di Roma /Fino al 13 ottobre 2019/ www.galleriaartemodernaroma.it

Da Antonello da Messina a Chagall

Un mese ricchissimo di appuntamenti con l’arte e non solo, quello di febbraio: nelle maggiori città italiane il calendario è straordinariamente variegato, dall’arte rinascimentale di Antonello da Messina a Milano alle suggestioni oniriche di Chagall in arrivo a Napoli. Ma non finisce qui: teatro, fotografia e arte contemporanea affollano la lunga lista di mostre da visitare a febbraio, dall’esposizione dedicata alla famiglia De Filippo agli scatti di Francesca Woodman, passando per le suggestioni rock del “Club 27” e i magnifici “ricami” di carta della tradizione cinese.

Milano: da Antonello da Messina al genio leonardesco

Il 21 febbraio inaugurerà, presso Palazzo Reale, l’attesissima monografica su Antonello da Messina: fra le opere in mostra anche la preziosa “Annunciata”, una tavola dipinta nel 1475 proveniente, in via eccezionale, dal palazzo Abatellis di Palermo. Ma Milano quest’anno sarà soprattutto concentrata sull’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci: è in questa scia che s’inserisce l’esposizione della Vergine delle Rocce del Borghetto presso la Fondazione Orsoline di San Carlo. Presso la Chiesa di San Michele sul Dosso sarà possibile ammirare la copia realizzata da Francesco Melzi, allievo prediletto del maestro.

Napoli: Chagall, il teatro dei De Filippo e Francesca Woodman

Mentre è ancora in corso la mostra “Rubens, Van Dyck, Ribera” presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos (fino al 7 aprile), si avvicina l’inaugurazione di una delle mostre più attese del calendario napoletano: il 15 febbraio inaugura la mostra “Sogno d’Amore” presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, che riunirà ben 150 opere di Marc Chagall. Nel frattempo, anche Napoli si dedica all’importante anniversario leonardesco: per tutto il mese di febbraio sarà possibile visitare, nella suggestiva Cripta del Complesso Monumentale Vincenziano ai Vergini, nel cuore del Rione Sanità, la mostra “Il Genio del Bene”: un percorso interattivo attraverso le macchine pensate da Leonardo e realizzate a mano da Mario Paolucci.

Al Museo Archeologico Nazionale invece è tempo di riscoprire la Cina: è in corso (fino al 14 marzo) l’esposizione “Mortali-Immortali: i tesori dell’antico Sichuan”, che riunisce per la prima volta in assoluto gli splendidi manufatti dell’Impero Han risalenti al I secolo a. C. Per gli appassionati di teatro tappa obbligata sarà invece Castel dell’Ovo dove, fino al 24 marzo, è allestita la mostra dedicata alla famiglia De Filippo: copioni, video e costumi originali arricchiranno il vasto percorso interattivo pensato per omaggiare questi grandi artisti, realizzato e resto possibile grazie al contributo di Tommaso, figlio di Luca De Filippo. Un’altra piccola perla assolutamente da non perdere è quella proposta dalla galleria Blu di Prussia a via Filangieri: una raccolta di quindici opere, alcune delle quali mai esposte a Napoli, della fotografa americana Francesca Woodman, provenienti dalla collezione di Carla Sozzani.

Roma: Sogni, politica e donne

Mentre è ancora in corso “Dream. L’arte incontra i sogni” al Chiostro del Bramante, Roma propone tantissimi altri appuntamenti interessanti, fra i quali si segnala la mostra presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal titolo “You Got to Burn to Shine”. L’esposizione, inaugurata il 4 febbraio, riunisce decine di opere di artisti contemporanei come Jeremy Deller, Roberto Fassone, John Giorno, Fiamma Montezemolo, Luca Vitone e Sislej Xhafa, che nel loro insieme indagano la connessione fra il linguaggio, l’arte e la vita politica. Presso la Galleria d’Arte Moderna, invece, 100 opere si riuniscono nella mostra “Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione” che, attraverso fotografia, pittura, scultura e grafica ripercorrono il rapporto dell’arte con la figura femminile, con una speciale sezione dedicata alle lotte femministe e ai documenti storici provenienti dagli Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne.

Da Torino a Bologna: Cina, rock e Sturmtruppen

La città di Torino dedica parte del suo calendario di eventi alla Cina: in occasione della Festa di Primavera, fino a marzo, il Museo d’Arte Orientale ospiterà la mostra “Ricami di Carta”, che approfondirà la suggestiva tradizione decorativa cinese attraverso le opere di due maestri dell’intaglio, Xi Xiaoqin e Chu Chunzhi. A Bologna, invece, il mese di febbraio sarà più rock che mai: la galleria ONO Arte Contemporanea ospita la mostra “Il Club 27: Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse, Brian Jones, Jean-Michel Basquiat”: 40 opere fotografiche e non solo, che ripercorrono la leggenda dei grandi volti del rock e dell’arte morti tutti fatalmente all’età di 27 anni. Degna di nota anche la mostra dedicata ai 50 anni di “Sturmtruppen”, la striscia a fumetti nata dal genio di Bonvi, in mostra fino ad aprile a Palazzo Fava.

FESTA DI CAPODANNO A ROMA

Martedì 31 dicembre, alle 21, Capodanno 2019 a Roma si aspetta con la tradizionale Festa di Roma24 oreconsecutive di eventi ad ingresso gratuito, con più di 100 performance in un’area dedicata di 70 000 mq e un castinternazionale di circa 1000 artisti provenienti da 46 diversi paesi per festeggiare Capodanno 2019 varcando confini geografici, culturali e sociali. Ulteriori info alla pagina Facebook della Festa di Roma per Capodanno 2019.

Roma –Per un giorno intero, dalle 21 del 31 dicembre 2018 alle 21 del 1 gennaio 2019, il cuore di Roma, un’area pedonalizzata tra Piazza dell’Emporio, Giardino degli Aranci, Circo Massimo, via Petroselli, Lungotevere Aventino, Lungotevere dei Pierleoni e Isola Tiberina, si trasformerà in un teatro di spettacoliperformanceinstallazionimusica e proiezioni, tutti ispirati da un tema comunela Luna. In occasione del cinquantenario del primo sbarco, infatti tutte le performance artistiche di questa terza edizione della Festa di Roma avranno come leitmotiv il satellite naturale della Terra, sul quale gli spettatori si ritroveranno catapultati, abitando e condividendo il mondo lunare creato dalla Festa di Roma.

Roma –Tra gli artisti in programma per questa Festa di Roma 2019, due autori di cinema, ricerca e videoarte, Virginia Eleuteri Serpieri e Gianluca Abbate, che realizzeranno per la Festa di Roma di Capodanno 2019 un filmato ispirato all’immaginario della Luna. I materiali utilizzati, grazie alla collaborazione con Istituto Luce – Cinecittà e Raiteche, permetteranno di rielaborare immagini dello storico Archivio Luce e suggestioni tratte dalla celebre passeggiata lunare trasmessa in diretta dalla Rai in occasione del primo allunaggio, utilizzando tecniche di animazione digitale e CGI . Il video sarà proiettato presso via Petroselli, su una suggestiva installazione a cupola.

Il progetto, a cura di Giorgio Gosetti e Mario Sesti, è realizzato da Fondazione Cinema per Roma in collaborazione con Casa del Cinema e si inserisce in una serie più ampia di iniziative audiovisive per la Festa di Roma, che vedono impegnate insieme la Fondazione e Casa del Cinema.