TORNA IL SARACENA WINE FESTIVAL A COSENZA

Dal 23 al 25 marzo si terrà la nona edizione del Festival dedicato al vino. Una vetrina importante per valorizzare e promuovere le produzioni agricole locali del Pollino e di tutta la regione. L’evento sarà un’arena di confronto tra gli operatori di tutto il comparto regionale e gli esperti di settore. Ricco e variegato il palinsesto degli eventi che vedrà coinvolti viticoltori, chef, artigiani del gusto, contadini, pastori e allevatori come testimonial del made in Calabria. Appuntamenti clou saranno le degustazioni guidate da giornalisti della stampa specializzata e le cene d’autore.
Per condurre i visitatori alla scoperta dei terroir calabresi saranno allestiti, durante i tre giorni, banchi d’assaggio dei vini. Non mancheranno sipari musicali e di spettacolo.
Ad inaugurare la manifestazione sarà il focus sul Moscato Passito di Saracena, presidio Slow Food, a cui seguirà la cena dedicata al vino passito organizzata dalla nuova leva degli chef calabresi.
Il Saracena Wine Festival offrirà l’occasione di fare il punto sullo stato dell’arte del vino calabrese. Alla tavola rotonda siederanno tutte le reti di produttori: il consorzio del vino Dop Terre di Cosenza, del Cirò e Melissa, la rete di produttori del Greco di Bianco, la delegazione calabrese della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, l’Enoteca Regionale della Calabria e l’associazione dei produttori del Moscato di Saracena. Domenica il gran finale con un approfondimento dedicato ai vini passiti, ai formaggi naturali e all’olio.
“Siamo contenti di offrire il nostro evento e dare il nostro contributo organizzativo e logistico – afferma Renzo Russo, il sindaco di Saracena – per far crescere il sistema e le relazioni del comparto agroalimentare calabrese. In questa ottica lavoreremo nei prossimi anni per fare la nostra parte nel rilancio dell’agroalimentare regionale.”
L’evento è finanziato dalla Regione Calabria con il fondo dedicato agli eventi culturali e vede la partecipazione di importanti partnership del comparto agroalimentare come l’Enoteca Regionale della Calabria, i Consorzi di Tutela dei vini Terre di Cosenza e Cirò e Melissa, la rete Vigne del Greco di Bianco, l’Associazione Produttori Moscato di Saracena, la delegazione calabrese della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, Slow Food Pollino Sibaritide Arberia, il Centro per la Valorizzazione dell’Agroalimentare Meridionale, Aprozoo e i Produttori del Presidio della Podolica e la straordinaria partecipazione della Fondazione Internazionale Slow Food per la Biodiversità. Realizzato grazie alla partnership tecnica di Vinocalabrese.it, Il Gusto della Passione, e le delegazioni calabresi di AIS – Associazione Italiana Sommelier e FIS – Fondazione Italiana Sommelier

Il programma del Napoli teatro festival

Undicesima edizione del Napoli teatro festival Italia, la seconda diretta da Ruggero Cappuccio: dall’otto giugno al 10 luglio 85 compagnie, 55 spettacoli, 9 produzioni internazionali animeranno le scene tra Napoli e la Campania. E poi spazio a laboratori, danza, musica, letteratura e arte con mostre dedicate al teatro e ai suoi protagonisti.

A Napoli arriveranno Declan Donnellan con PériclèsPrince de Tyr di William Shakespeare; Isabelle Huppert impegnata nella lettura de L’amant di Marguerite Duras; Rabih Mroué con Sand in the eyes, lettura sulla propaganda e sui metodi di reclutamento degli estremisti islamici. In città anche Mikhaïl Baryshnikov ma non per danzare, il suo sarà un omaggio al poeta Joseph Brodsky attraverso Brodsky Baryshnikov per la regia di Alvis Hermanis. Al centro del cartellone l’omaggio a Ingmar Bergman con tre spettacoli: Private confessions nell’’adattamento e regia di Liv Ullmann, Scene da un matrimoni con la regia di Andrej Konchalovskij, Scènes de la vie conjugale con Laetitia Casta e Raphaël Personnaz per la regia di Safy Nebbou. La sezione italiana propone: Afghanistan di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani; Il seme della tempesta, regia di Cesare Ronconi con Mariangela Gualtieri, mette in scena 12 attori-danzatori e 20 allievi selezionati a Napoli per un rito collettivo in tre parti; Who is the King? è un progetto su Shakespeare di Lino Musella, Andrea Baracco e Paolo Mazzarelli; Sei adattamento da Pirandello di Spiro Scimone e Francesco Sframeli; Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro con Silvio Orlando; Storia di un’amicizia di Fanny e Alexander tratto da L’amica geniale di Elena Ferrante; Dante Alighieri. Fedeli d’amore di e con Ermanna Montanari e Marco Martinelli. Spazio poi ai laboratori con, tra gli altri, Jan Fabre, Ben Duke, Eimuntas Nekrosius e Tomi Janezic.

La chiusura del festival il 30 luglio è affidata al concerto di Sting all’Arena flegrea, l’artista inglese ha aggiunto la data napoletana al suo tour italiano. L’iniziativa ha suscitato la contrarietà degli organizzatori locali di concerti per il metodo utilizzando dalla Fondazione Campania dei festival, che organizza il Ntfi: la trattativa diretta con un privato, Come On Web srl, anziché un bando. Il live costa 300 mila euro, la fondazione coprirà un’eventuale deficit, in cambio ha ottenuto 3 mila biglietti messi in vendita al prezzo ridotto di 25 euro.

Tre grandi eventi a Bologna con Levante, Gazzé e la danza di Bolle.

Sabato 24 Febbraio 2018 dalle ore 18:00 Max Gazzè incontra il pubblico e firma le copie del suo nuovo album “Alchemaya” alla Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana. La partecipazione è libera e gratuita. Per l’autografo di Max Gazze bisognerà invece acquistare il cd alla Feltrinelli e ritirare il pass che dà accesso prioritario al firmacopie. Ricordiamo che il nuovo album Alchemaya è articolato in due parti: la prima presenta composizioni inedite dai connotati mistici e intimistici, dove i processi e i simboli alchemici avranno un significato materiale ma soprattutto contemplativo. I testi e i brani, scritti con il fratello Francesco, infatti, seguiranno un excursus che parte dalle origini, dalla creazione dell’uomo, per arrivare ad un percorso più introspettivo, all’ interno dell’uomo. La seconda parte, cambierà registro proponendo un vero e proprio show live con alcuni dei successi discografici di Gazzè riarrangiati in versione “sintonica” di grande effetto.
Per il quarto anno consecutivo, martedì 27 febbraio Roberto Bolle torna al Teatro EuropAuditorium di Bologna, con il suo Roberto Bolle And Friends, Gala di cui non è solo interprete, ma anche direttore artistico. Un evento speciale pensato per una città a cui Bolle è particolarmente legato essendo stato il fulcro del suo primo Fan club. Una città che ha sempre tributato alla stella della danza internazionale un affetto e una devozione speciali. C’è ancora riserbo sul cast e il programma che lo stesso Roberto Bolle sta preparando, ma come sempre l’étoile della Scala – che è anche Principal Dancer dell’ABT di New York – non mancherà di coinvolgere alcuni tra i nomi più importanti del panorama tersicoreo internazionale per offrire al pubblico bolognese una serata di danza al suo massimo livello.

A distanza di un anno dall’ultimo lavoro discografico “Nel caos di stanze stupefacenti”, del suo primo romanzo “Se non ti vedo non esisti”, dei due tour da tutto esaurito e del debutto televisivo a “X Factor”, Levante è tornata dal vivo in tour con un nuovo spettacolo. Dal 27 al 28 febbraio la cantautrice sarà, quindi, ospite del Teatro il Celebrazioni con il Caos in Teatro tour 2018. Si tratta di uno spettacolo raccolto, adatto all’atmosfera elegante dei teatri, nel quale Levante si esibirà con arrangiamenti del tutto inediti. Dal vivo Levante porterà i brani del suo ultimo lavoro discografico e le canzoni che hanno segnato la sua carriera artistica.

Nuovo record mondiale di Giovanni Soldini

Per Maserati Multi 70 e Giovanni Soldini è record del mondo. Il navigatore milanese, assieme al suo equipaggio (Broggi, Audigane, Herrera Perez e Pella) ha chiuso la traversata e ha risalito il Tamigi giungendo al traguardo del ponte Queen Elizabeth alle 13.20 locali, stabilendo così il nuovo primato della Hong-Kong-Londra, la Rotta del Tè.

Nella notte il vento girato a est e ha permesso allo skipper milanese e al suo equipaggio, cioè Guido Broggi, Sébastien Audigane, Oliver Herrera Perez e Alex Pella, di concludere la traversata del Golfo di Biscaglia,facendo rotta sulla punta della Bretagna. Dopo aver risalito il Tamigi, dopo 36 giorni di navigazione 2 ore e 38 minuti, e quasi 15.000 miglia percorse, il Maserati multi 70 ha quindi battuto il precedente record del 2008 di Lionel Lemonchois, che con un maxi-catamarano di 32,50 metri impiegò 41 giorni, 21h26′ a coprire la distanza.

Il navigatore milanese era partito lo scorso 18 gennaio da Hong Kong con il trimarano Maserati multi 70, lungo 21,20 metri, per arrivare sotto il ponte Queen Elizabeth II sul Tamigi prima del primo marzo e battere il record. Traguardo raggiunto oggi, con cinque giorni di vantaggio.

 

SOFIA GOGGIA PRIMO ORO FEMMINILE OLIMPICO ITALIANO IN DISCESA LIBERA

“Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo sognava , un giorno, di vincere le Olimpiadi.” commenta così sul suo profilo Facebook la neo campionessa olimpica Sofia Goggia, che vince la discesa libera alle Olimpiadi di PyeongChang, prima italiana a riuscirci nella storia dello sci alpino, prima di lei soltanto un uomo a dominare la libera a Cinque Cerchi, Zeno Colò (nel 1952). La bergamasca, 25 anni, esordiente ai Giochi, scende col pettorale numero 5, non commette errori, tiene le linee e chiude con il tempo di 1’39’22. Wonder Woman Lindsey Vonn, 33 anni, sua amica e rivale, scende col 7 ma non è altrettanto svelta, chiude alle spalle di Sofi con un ritardo di 0.47, scivolerà ancora indietro al bronzo quando la norvegese Ragnhild Mowinckel, 25 anni, si infila tra le due col pettorale 19 per l’argento ad appena +0.09 di ritardo da Goggia.

Il viso felice e stanco di Sofia: “Non ho ancora realizzato, ero così concentrata sulla gara che non trovo neanche le parole. Sono molto orgogliosa. La vittoria la dedico a me stessa, al mio bel paese e alle persone che vogliono bene a Sofia indipendentemente dal fatto che vinca alle Olimpiadi. Grazie a chi ha creduto a una bambina che a 6 anni sognava di vincere le Olimpiadi sulle nevi di Foppolo. Qui non ho sentito pressione, ero molto concentrata sulle cose che dovevo fare, soprattutto oggi. Ho curato i dettagli, io che di solito sono una pasticciona. Non ho preso rischi, ho soltanto usato il cervello perché ogni tanto ce l’ho. Mi sono concentrato su un paio di punti. Sono stata una samurai. Non sarò mai la sciatrice che scende con classe, quando passo io faccio rumore come se suonassero mille chitarre. Ma sono così, e questo oro non mi cambierà. Resto Sofia, con la gente che mi avrebbe continuato a voler bene, ad amarmi anche se non avessi vinto questa medaglia”. Inchino. “Lindsey? Sciatrice grandissima e grande persona e donna. Tutte si inchinano davanti a lei. E’ un onore gareggiare con lei. E siamo amiche, prendiamo un caffè insieme, parliamo del nostro lavoro. E allo sport fa bene”. Molto bene.

Tanto da battere l’americana che era per Sofia lo spettro più grande. Lindsey saluta le sue ultime Olimpiadi con una medaglia, la terza dopo l’oro in discesa e il bronzo in superG a Vancouver 2010, che la rendono la più anziana medagliata alle Invernali, un record che scaccia quello precedente che apparteneva all’austriaca Michaela Dorfmeister che a 32 anni e 332 giorni fu d’oro nel superG di Torino 2006). Lindsey all’arrivo punta il dito ridendo contro Sofia, per dire “ancora tu”, un gioco che è anche una lotta che tra le due va avanti dallo scorso anno quando qui a PyeongChang Sofia vinse le sue due prime gare in coppa del mondo sconfiggendo sul filo dei centesimi la campionessa del Minnesota. Si avvicina all’angolo del leader e la abbraccia, le due si stringono forte. Poi dice: “Ho dato tutto, ho fatto una grande gara, ma Sofia è stata più brava di me. Al cancelletto non è stato facile contenere le emozioni per la mia ultima discesa olimpica, ma le ho tenute lassù, ho sciato bene, ma Sofia oggi è stata intoccabile”.

Fiat Torino vince la Coppa Italia 2018 a Firenze

La Fiat Torino vince le Final Eight di Firenze contro la Germani Leonessa Brescia per 69-67. La finale che non ti aspetti regala la vincente che non ti aspetti: Torino arriva da una serie di vicissitudini societarie, leggasi ben due allenatori cambiati in poche settimane.

Ma in questi quattro giorni di Coppa Italia ha Firenze ha trovato la quadratura del cerchio, portandosi a casa il trofeo dentro un Mandela Forum colotarissimo, pieno di tifosi molto calorosi ma anche molto corretti. E di fronte a una Brescia super favorita, la Fiat ha fatto il colpaccio. Torino nei quarti di finale si è sbarazzata dell’Umana Venezia, mentre in semifinale ha battuto la Vanoli Cremona.

Una finale bellissima, in cui va reso l’onore delle armi a una Leonessa Brescia ricchissima di talento, che è stata in partita fino a due secondi dalla fine, quando sul 67 pari ci sono stati i due punti decisivi in contropiede di Vujacic.

“Sapevamo di potercela giocare – dice Giuseppe Poeta, play, uno dei grandi protagonisti di questa finale – abbiamo vinto partite importanti, dovevamo ritrovare la grinta giusta. Tutto questo è frutto del lavoro della società, che ha creduto in noi. Sono semplicemente molto contento”. Torino arriva da due cambi di allenatore: dopo Natale le dimissioni del livornese Luca Banchi. La squadra viene affidata all’esperto Carlo Recalcati, che lascia poche partite dopo.

La squadra viene affidata al vice, Paolo Galbiati, al debutto in A: è lui, a 34 anni, a vincere la Coppa Italia dieci giorni dopo aver preso la squadra in mano. Una storia incredibile, di quelle che il basket sa dare.

Una partita, quella fra Torino e Brescia, che dunque aveva una squadra favorita ma che nn è stata avara di emozioni. Davvero lo spot migliore per la pallacanestro italiana. I team hanno fatto onore a questo atto conclusivo della Final Eight 2018 con una partita punto a punto nella quale si sono inseguiti davvero fino alla fine.

Con una nota lieta per il basket azzurro: oltre a Landry e Washington, le due spettacolari bocche da fuoco rispettivamente di Brescia e Torino, ottime conferme sono arrivate per la Leonessa da Luca Vitali, il play guardia forse di più grande talento e forma in questo momento.

Peppe Poeta, play dei piemontesi, che con grande personalità ha messo a quattro minuti dalla fine una tripla comunque pesantissima, quella del 61-59. Lacrime di delusione per la Leonessa, squadra rivelazione del campionato di serie A, a lungo imbattuta, rinata nel 2009 dalle ceneri della squadra che fu sciolta negli anni Novanta e già arrivata ai vertici della palla a spicchi italiana.

Il basket però è questo, la sua crudeltà e la sua bellezza sono state una volta di più svelate al mondo nelle Final Eight di Firenze.

A Grosseto i cittadini imparano a disegnare la natura con il workshop al Museo

Disegnare dal vero, con taccuini e matite e acquerelli, la natura sulle Mura medicee di Grosseto. È l’occasione offerta a chi parteciperà al corso di disegno naturalistico promosso dal Museo di storia naturale della maremma, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Grosseto e l’istituzione Le Mura, nell’ambito dell’iniziativa Natura in città che rientra nel calendario di eventi 2018 organizzato dalla struttura museale di Fondazione Grosseto Cultura.

Il workshop è previsto per sabato 24 febbraio dalle 10 alle 18 (con pausa pranzo) e sarà tenuto dai docenti Alessandro Troisi e Marco Preziosi di Ars et Natura, associazione di artisti che ha lo scopo di far conoscere la natura attraverso l’arte, per contribuire alla conservazione del patrimonio naturale. Il corso è aperto sia a principianti e sia a esperti di ogni età e si terrà anche in caso di maltempo, in questo caso nella sede del museo in strada Corsini 5.

L’iniziativa è a numero chiuso e sarà confermata solo con un numero minimo di partecipanti: è necessario prenotarsi entro le 13 di venerdì 23 febbraio e al momento dell’iscrizione verranno inviati il materiale e il programma della giornata. Il costo è di 20 euro a persona (15 euro per i soci di Fondazione Grosseto Cultura). Per iscriversi è possibile rivolgersi al museo, in strada Corsini 5 a Grosseto (telefono 0564.488571). E in occasione dell’evento sarà possibile anche sottoscrivere o rinnovare la tessera di Fondazione Grosseto Cultura. Al termine del corso il ristorante vegano e pasticceria Essenza offrirà ai partecipanti tè e biscotti per tirare le fila della giornata in modo originale.

«L’appuntamento – spiega il direttore del Museo di storia naturale della Maremma, Andrea Sforzi – rientra nella serie di eventi dedicati alla natura in città. Un progetto che vuole coinvolgere cittadini di tutte le età in un’esplorazione diretta della natura, per far conoscere e raccogliere dati sulla biodiversità presente in città. Sarà anche un modo per scoprire quante forme di vita popolano il centro urbano. Le iscrizioni al corso che parte sabato 24 sono aperte: invitiamo tutti a partecipare, sarà un’esperienza sicuramente interessante ed un modo per imparare ad osservare dettagli e forme di vita a cui spesso non facciamo caso». Il workshop di disegno naturalistico tornerà anche sabato 24 marzo e sabato 15 settembre.

 

Craccato il codice genetico dei colori della natura

‘Craccato’ il codice genetico che produce alcuni dei colori più luminosi e brillanti della natura: sono i cosiddetti colori strutturali, frutto non di un pigmento bensì della particolare disposizione di microscopiche strutture che riflettono la luce, così come accade nelle ali di farfalla e nelle piume di pavone. La loro programmazione genetica è stata svelata per la prima volta nei batteri, che in futuro potrebbero essere sfruttati per ottenere vernici ‘viventi’ per auto e paretibiodegradabili e atossiche, potrebbero agire da sensori cambiando colore in risposta a stimoli esterni.

Il risultato è pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas) dai chimici dell’università britannica di Cambridge guidati dall’italiana Silvia Vignolini. Per svelare le basi genetiche dei colori strutturali i ricercatori sono partiti dai flavobatteri, dei microrganismi che vivono in colonie caratterizzate da colori metallici dovuti ai giochi di luce formati da microscopiche strutture interne alle cellule.

Modificando ad arte il Dna dei batteri, i ricercatori sono riusciti a modificare alcune caratteristiche delle cellule, come le dimensioni o la capacità di movimento. Alterando la geometria delle colonie, è cambiato così anche il loro colore: dal verde metallico originario, si è passati ad un‘ampia gamma di colori che va dal blu al rosso.

Manipolando il Dna, è stato possibile perfino creare dei colori sempre più tenui fino a farli sparire del tutto. In futuro queste colonie batteriche “potrebbero essere usate come sensori, capaci di produrre colore solo in presenza di specifiche sostanze”, spiega all’ANSA Silvia Vignolini. Usando un po’ di fantasia, si potrebbero sviluppare anche vernici ‘viventi’. “Molti architetti hanno usato concetti di ‘living walls‘ – aggiunge -. Qui, invece di crescere le piante, è possibile crescere batteri: il nutrimento può essere spruzzato sul mezzo di crescita oppure, inserendo sostanze, il colore può apparire e sparire. Allo stesso tempo, possiamo immobilizzare il colore dei batteri con dei fissativi e possiamo usarlo come un colorante”.

“6 Años pintando Sevilla” l’arte di Alexandra del Bene immortalata nel suo primo libro.

La vita offre sempre nuove opportunità, se hai il coraggio di cambiare. E’ questa la storia di Alexandra del Bene, una donna con un sorriso incantevole alla ricerca di se stessa e della sua strada, che un giorno abbandona l’India, una storia d’amore che volge al termine ed il restauro di affreschi per iiniziare una nuova vita in Europa. “Non parlavo lo spagnolo – afferma l’artista italiana – ma avevo sentito parlare di Siviglia come una splendida città e così con mia figlia decidiamo di ricominciare da lì” E Siviglia la accoglie con le sue stradine, attraversate dal fiume Guadalquivir che tanto le ricorda le passeggiate sul lungotevere in bici, la splendida torre campanaria Giralda ed il palazzo reale Alcazar entrambi Patrimonio Unesco, e non da meno il calore della sua gente.

“Qui ho riscoperto una nuova vita – continua Alexandra – in una piccola città dell’Andalusia che può essere considerata come il centro artistico, culturale, finanziario, economico e sociale del sud della Spagna. Ma quando sono arrivata a Siviglia con mia figlia Isabella, oltre a non saper parlare la lingua locale, con la mia esperienza negli affreschi, ho iniziato a dedicarmi semplicemente a dipingere camerette per bambini. Poi mia figlia si è trasferita a Londra per i suoi studi universitari e sono rimasta sola a Siviglia” Ma quando la passione per l’arte va incontro al suo destino ecco arrivare la svolta nella vita di Alexandra del Bene.

“Un giorno due sorelle che gestiscono un asilo nido mi chiedono di realizzare sulla porta dei “graffiti”. Mi sembrava una cosa naturale, anche se per me era la prima volta che mi adoperavo in un graffito, fino ad allora mi ero occupata solo di restauri ed affreschi. Concluso il lavoro, tutti ne sono rimasti così entusiasti che da quel giorno ho iniziato a ricevere numerose richieste di graffiti. Così fino ad oggi ne ho realizzati ben 80 , di cui uno anche a Madrid ed un altro in Costarica. Il primo a Siviglia, “Le Carte dei Re”, poi ne sono susseguite una serie interminabili lungo questi 6 anni di vita in questa splendida città” E che i graffiti rappresentino una svolta nella vita di Alexandra del Bene è evidente dalle richieste arrivate anche da New York, nonché dal successo nella Conferenza tenuta all’Università lo scorso 14 febbraio dinanzi a centinaia di giovani spagnoli entusiasti a cui ha presentato il suo primo libro, “6 años pintando Sevilla”.

L’artista italiana accanto ad ogni immagine dei suoi graffiti realizzati a Siviglia descrive brevemente l’opera, un libro in cui traspare la profondità delle motivazioni che spingono Alexandra, con la sua allegria e passione per l’arte, a omaggiare la cittadina spagnola, che ormai l’ha adottata. E dopo la presentazione del libro, per ora scitto solo in lingua spagnola, il 15 febbraio scorso al Centro Cerámica Triana dinanzi a personalità del mondo della cultura spagnola,  il prossimo appuntamento é il 21 febbraio presso la “Fundacion Valentin de Madariaga”. Salutiamo Alexandra con il suo sogno nel cassetto, che le auguriamo ben presto si possa realizzare, di vedere la sua arte trarre la dovuta considerazione anche in un’Italia che porta sempre nel cuore.

Al Cab41 “W la Fede”

W LA Fede è il titolo dell’ esilarante spettacolo che Mauro Villata e Gianpiero Perone porteranno in scena sul palco del Cab 41 a Torino. Una carrellata di strani e improbabili personaggi che ruotano nella vita di Don Elio (Lo scout “Falchetto”, Il sig. Cardone, L’attore ecc…) e che si alterneranno sul palco al fianco di Gianpiero Perone in un susseguirsi di esilaranti sketch. Non mancherà la consueta benedizione di Don Elio alle fedeli, che al grido di “Sempre gliel’ho dato”, porterà gioia, allegria e tante risate al pubblico in sala.

Date al Cab 41 Venerdì 23 e sabato 24 Febbraio ore 22,00
Biglietti: intero € 14,00 – Ridotto Under 16, over 65 e militari Cab Card € 13,00