CIBUS rilancia il comparto alimentare nell’Anno del cibo italiano

CIBUS , la grande fiera dell’ agroalimentare che si tiene ogni due anni a Parma, che quest’ anno andrà in scena dal 7 al 10 Maggio, prepara un’ edizione  speciale per celebrare l’ “Anno del cibo” proclamato dal Governo italiano.

La 19° edizione del Salone Internazionale dell’ alimentazione si presenta  in grande: saranno 3000 le aziende che inaugureranno anche il nuovo padiglione espositivo, il coinvolgimento degli chef  e delle scuole di ristorazione sarà maggiore,  mentre  il programma di incontri e seminari sarà arricchito.

Il Salone rappresenta un’ importante occasione per far conoscere il made in Italy e si colloca in un momento favorevole per il comparto alimentare italiano che cresce a passo lento ma costante registrando, nel 2017, una crescita pari al +0,8% mentre l’export è cresciuto del +7%

In questo contesto, CIBUS si pone come  piattaforma per l’export dell ’industria alimentare italiana.

La vita di Nuti a teatro

Uno spettacolo su Francesco Nuti. Così va in scena il 3 febbraio al ‘Teatrodante Carlo Monni’ di Campi Bisenzio un racconto dedicato alla vicenda artistica e personale dell’attore Francesco Nuti, tra passioni, delusioni, successi. Titolo, ‘Francesco Nuti. Andata, caduta e ritorno’, interprete Nicola Pecci, regia di Valerio Groppa. “Insieme a Carlo Verdone, Francesco Nuti rappresenta per me un personaggio mitico della mia adolescenza anni ’80”, spiega Nicola Pecci. Questo spettacolo, aggiunge, non sarà “un racconto impersonale ma un viaggio in prima persona nella vita di questo artista”. “È uno spettacolo – afferma Groppa – per chi è fan di Francesco Nuti ma anche per chi non lo conosce abbastanza o per niente”. Un viaggio che parte dagli esordi pratesi e prosegue col Nuti regista di commedie storiche come ‘Tutta colpa del Paradiso’, ‘Stregati’, ‘Caruso Pascoski’, ‘Willy signori e vengo da lontano’ e ‘Donne con le gonne’.

Al Teatro del Navile lo spettacolo “Copenaghen”

Al Teatro del Navile lo spettacolo “Copenaghen”
„Questa pièce teatrale, scritta nel 1998, ha come protagonisti i due fisici, premi Nobel: Niels Bohr e Werner Heisenberg. Nell’autunno nel 1941 la Danimarca è occupata dall’esercito nazista e Hitler è alla ricerca dell’arma definitiva. Il fisico Werner Heisenberg, uno dei più prestigiosi fisici tedeschi, fa visita al suo antico maestro, il danese Niels Bohr: la ricostruzione di questo colloquio è il nerbo del testo. I due fisici sono nemici, le loro patrie sono in guerra ma condividono un’amicizia fortissima che li lega al di là della nazionalità: ad unirli la passione per la ricerca, l’amore per la scienza, la loro vocazione per la sperimentazione. L’unica testimone di questo evento, di questo incontro epocale che avrebbe potuto cambiare i destini della Seconda Guerra mondiale e quindi gli assetti del mondo, è la moglie di Bohr: Margrethe; la sua umanità, il suo intuito femminile giocano un ruolo fondamentale: grazie a lei, la narrazione esce dal solco del racconto storico e la drammaturgia si arricchisce sapientemente di elementi narrativi meno didascalici (seppure molto coinvolgenti) ed estremamente accattivanti: l’intreccio storico incontra una fabula che lambisce e tocca alcuni temi che ci sembrano importanti e molto formativi.
Innanzitutto la pièce ha come movente narrativo l’incontro di due personalità storiche importanti come Heisemberg e Bohr, la loro aura è misteriosa, enigmatica così come è misterioso ed enigmatico il loro incontro, il loro colloquio; il testo mostra con dovizia la genialità delle menti dei due fisici, la caparbietà e l’ambizione che li muove ma non solo: ad emergere è anche la loro vanità, il sapere di avere potere sui destini del mondo e della guerra, il volere che li muove e il dovere di farlo.
Come prima istanza ci pare che il testo sia molto interessante dal punto di vista meramente storico: i due fisici sono strepitosi, la loro caratterizzazione li rende simpatici ma l’aspetto veramente geniale di questo testo è l’andamento probabilistico con cui il narratore mostra le congetture storiche per cui e con cui questo fantomatico incontro sarebbe avvenuto: tutta la narrazione s’incentra sulla ricostruzione possibile di quel colloquio, i cui contorni saranno sempre congetturali come gli esperimenti scientifici. Questo sodalizio scientifico, questo incontro tra menti geniali è una nebulosa: di quali particelle microscopiche è fatta? Quale fu il contenuto di quell’incontro? Dov’è la verità? Probabilmente la mozione del testo è proprio questa: tentare sperimentalmente per prove ed errori di costruire la verità.
Ma non solo, la pièce è interessante per almeno altri due motivi. Il primo coinvolge la relazione tra Scienza e potere: quanto si può alzare l’asticella della ricerca? Chi lo decide? Chi orchestra il genio? Qual è il terreno comune su cui la scienza e il potere si accordano per stabilire eticamente i confini della ricerca scientifica? La scienza ha dei confini?
Il secondo motivo invece afferisce alla relazione che intercorre tra fatti e commenti. Cosa sono i fatti? I fatti storici possono essere considerati in maniera avulsa dai commenti con cui vengono interpolati? Cosa si acquisisce e cosa si perde nel “tradire” le informazioni del passato? Frayn mette in scena l’antico tema della distinzione tra storia e storiografia e realizza questo testo su questo confine sempre sconnesso, mai sanabile, oggetto di continue negoziazioni etiche e sociali
Geniale è la soluzione dell’architettura narrativa del testo: come negli esperimenti classici della fisica quantistica in cui la dualità onda-particella porta a interpretare gli eventi come una variante di una più ampia distribuzione di probabilità, allo stesso modo la narrazione segue questa modularità, questo andamento probabilistico con cui l’incontro storico tra i due geni della fisica probabilmente avvenne: l’evento storico viene evocato da più angolature possibili, viene illuminato dal fascio di luce della probabilità e quindi della possibilità. Questa nuance rende il testo brioso, accattivante, giocoso: il tema della storia e della storiografia è un pretesto narrativo per affrontare temi filosofici più ampi che meritano di essere vagliati con un linguaggio teatrale inusuale e forse più pervasivo di un saggio o di qualunque altro trattato di analisi.
La Modesta compagnia dell’Arte metterà in scena il testo enfatizzando questi valori profondi, con assoluta leggerezza e divertimento, nel rispetto – si spera – del testo e delle intenzioni del suo autore.

per prenotazioni andate al seguente indirizzo
https://www.teatrodelnavile.org/prenotazioni

“Gaber se fosse Gaber”, il Petrarca di Arezzo ospita lo spettacolo di Andrea Scanzi“

In 90 minuti, il pubblico assiste allo scorrere di immagini e filmati – spesso inediti – ai quali si alterna l’analisi affabulatoria di Scanzi, fino a diventarne protagonista, con Gaber, emozionando chi lo ha conosciuto e amato, ma soprattutto coinvolgendo quel pubblico giovane che non lo ha potuto conoscere.

La presenza scenica, la mimica, la lucidità profetica, il gusto anarcoide per la provocazione e il coraggio (a volte brutale) di “buttare lì qualcosa”, l’avere anticipato così drammaticamente i tempi, fanno del pensiero di Gaber-Luporini, oggi più che mai, un attualissimo riferimento per personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura, del nostro sociale quotidiano.

La Fondazione Gaber è felice della proposta e del successo di questo Incontro-Spettacolo, certa com’è di contribuire a mantenere vive le coscienze, scuotendole, e ampliando il grande messaggio alle nuove generazioni.

A 15 anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber Arezzo gli dedica uno spettacolo al teatro Petrarca. Tutto nasce da un’idea del giornalista Andrea Scanzi, che porta in giro da anni lo spettacolo “Gaber se fosse Gaber” con numeri importanti: 140 repliche, più di 40mila spettatori e il sostegno della Fondazione Gaber che non mancherà neppure per l’evento previsto per venerdì 19 gennaio.

“Il primo regalo ad Arezzo del 2018 dell’amministrazione comunale – sottolinea il sindaco Alessandro Ghinelli – è un evento grazie al quale sfrutteremo a pieno la capienza del Teatro Petrarca. Nonostante i 22 anni che anagraficamente mi dividono da Andrea Scanzi, abbiamo trovato questo trait d’union in Gaber, e non solo, il messaggero di valori quali libertà e partecipazione ai quali guardavamo con passione noi di quella generazione”.

L’evento del 19 gennaio al Petrarca si incentrerà sul Gaber teatrale. Regia e direzione di scena di Simone Rota, esecuzioni musicali di Paolo Benvegnù, Giulia Casale, Syria. “Di fatto – ha spiegato Andrea Scanzi – è una serata unica sul piano nazionale, un regalo ad Arezzo per non dimenticare un artista eccezionale e con una sorpresa che non svelerò ma che, garantisco, sarà speciale”.

A Bistagno lo spettacolo di Giancarlo Bloise tutto da “gustare”

Sabato 20 gennaio, alle ore 21, con Cucinar Ramingo di Giancarlo Bloise, ricomincia il cartellone ufficiale della stagione teatrale Bistagno in Palcoscenico, organizzata da Quizzy Teatro e dalla Soms di Bistagno con Fondazione Piemonte dal Vivo.

Il pubblico è invitato a salire sul palco ad assaggiare ciò che il “NarraAttore” ha cucinato in tempo reale, mentre sovrappone e alterna alle azioni pratiche della gastronomia il racconto di viaggi attraverso la mitologia greca, le regole della cucina ebraica, la musica, la scrittura di Giuliano Scabia, la sua e quella di Maurizio Meschia.

Recensito dal Corriere della Sera come “spettacolo piccolo, gioioso, in controtendenza, armonico”, tra melodie che spaziano da Vivaldi a Jimi Hendrix, mentre il riso e il pollo sono in cottura, annaffiati dal vino bianco ed arricchiti da spezie che fluttuano nell’aria, dal niente, in una scena scarna e pulita, in pochi minuti tutto è imbandito, pronto, apparecchiato ad accogliere e sentire, assaggiare e consumare pietanze e narrazioni di luoghi, popoli e tradizioni lontane ed esotiche, ma anche vicine e familiari.

Cucinar Ramingo, dopo aver conseguito il premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti (Roma, sedici Dicembre 2012 – formato studio di 20 minuti), approda alFestival internazionale sui nuovi linguaggi della scena contemporanea; Primavera Dei Teatri di Castrovillari accoglie il debutto nazionale, in forma estesa, in data 31 maggio 2013, partendo poi per una tournee che ha toccato tutta Italia.

Il costo del biglietto intero è 15 euro, ridotto 12 euro.

Tutti gli spettacoli hanno luogo al Teatro “Soms” di Bistagno, in C.so Carlo Testa 10, e, al termine, come d’abitudine, sarà offerto al pubblico un rinfresco, a cura di “Delizie di Langa” e “Marenco Vini”. Prima dello spettacolo è fornito anche un momento di guida alla visione, per indirizzare lo spettatore verso alcuni aspetti significativi dello spettacolo.

Considerata la limitata capienza del Teatro “Soms”, è consigliata la prenotazione al 348 4024894 o a info@quizzyteatro.it e l’acquisto in prevendita (senza diritti aggiuntivi) presso “Cibrario Libreria Illustrata” (P.zza Bollente 18, Acqui Terme) oppure in Teatro stesso, ogni mercoledì, dalle ore 17 alle 19.

Massimo Dapporto al teatro Savoia.

Domenica 21 gennaio va in scena al teatro Savoia “Un borghese piccolo piccolo” con Massimo Dapporto, un capolavoro del passato sempre attuale.

Da lunedì 8 gennaio, oltre alla vendita tradizionale dei biglietti presso la biglietteria della Gil in via Milano a Campobasso, (aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e il lunedì e il mercoledì pomeriggio dalle 15 alle 18), è attiva anche la vendita on line degli spettacoli della stagione teatrale del Savoia. Cliccando su http://www.liveticket.it/ricerca_eventi.aspx?Id=8444&Testo=campobasso

gli utenti hanno la possibilità di acquistare comodamente da casa i biglietti per il teatro, scegliendo il posto desiderato fra quelli disponibili ed effettuando il pagamento con carta di credito VISA, MASTERCARD e POSTEPAY. Inoltre, coloro che beneficiano del Bonus Carta docenti oppure del Bonus Cultura diciottenni, inserendo i propri dati, possono utilizzare le agevolazioni che consentono l’acquisto gratuito dei biglietti. Biglietti a partire da 10 euro.

“Un borghese piccolo piccolo” è un romanzo straordinario di Vincenzo Cerami da cui è stato tratto, in un secondo tempo, il capolavoro cinematografico di Monicelli. Il romanzo, che diverge dal film in alcuni nodi narrativi essenziali, è un ritratto di agghiacciante attualità. La peculiarità del romanzo è la tinta grottesca, che viene ripercorsa nell’adattamento di Fabrizio Coniglio, con cui Cerami descrive le umili aspirazioni del protagonista Giovanni, il borghese piccolo piccolo. Quella in scena al Savoia sarà infatti una tragicommedia che nella prima parte regalerà momenti di comicità a tratti esilarante. Il Borghese piccolo piccolo è Giovanni Vivaldi, un uomo di provincia che lavora al ministero, il cui più grande desiderio è quello di “sistemare” suo figlio Mario, proprio in quel ministero in cui Giovanni lavora da oltre trent’anni. Ma come ottenere una raccomandazione per il figlio? Ecco l’inizio della sua ricerca disperata di una “scorciatoia”, in questo caso rappresentata dalla Massoneria, per garantire un futuro al figlio. Le aspirazioni, il desiderio di raggirare le regole che una società democratica e civile impone, sembrano quasi connaturate nell’animo di ogni cittadino italiano.

La Scorciatoia o la raccomandazione è avvertita dalla nostra società come qualcosa di necessario per sopravvivere: forse, in fondo, non si crede più nella possibilità di essere tutti uguali di fronte alla legge e nelle pari opportunità di emancipazione sociale ed economica. Questo è lo snodo più fortemente attuale della storia che sarà in scena. Questo grande romanzo classico sarà raccontato con il sorriso, che solo i grandi autori come Vincenzo Cerami hanno saputo e sanno ancora regalarci. Per questo motivo il protagonista è un grande interprete del Teatro: Massimo Dapporto, capace di rendere il ridicolo e il tragico nello stesso tempo, regalando grande umanità e semplicità alla famiglia Vivaldi.

Perugia, le Giornate del Bartoccio tra sorprese e novità

PERUGIA – Armati di bastone e violino, il Bartoccio e la sua strampalata corte, tra cui la moglie Rosa, il compare e rivale Mencarone, la figlia Santina, tornano a mettere in ridicolo “il potere”, entrando trionfalmente nella città di Perugia anche in questo 2018. Anno in cui la maschera indosserà il nuovo costume realizzato dalla Sartoria Teatrale di Divertilandia, salirà sul Minimetrò e andrà a ricevere dal sindaco di Perugia Andrea Romizi le chiavi
della città.

Così avranno inizio le Giornate del Bartoccio il prossimo 20 gennaio. La tradizione vede il Bartoccio entrare in città cantando le bartocciate in cui prende in giro e sbeffeggia i potenti e i prepotenti, gli sfruttatori e gli evasori, gli inquinatori e i burocrati, i politicanti e i loro servi. E le bartocciate saranno infatti anche quest’anno al centro delle iniziative che sta preparando la Società del Bartoccio.

“Dobbiamo ridare al Bartoccio il suo carattere corrosivo e mordace – spiega il presidente della Società del Bartoccio Renzo Zuccherini – e non addormentarlo sotto la benevola e finta tolleranza del carnevale”. Durante le giornate ci saranno anche quest’anno mostre, conferenze, spettacoli, iniziative varie. Tra le principali, la gara di bartocciate, il grande spettacolo di burattini di Mirabassi, un ricordo di Marco Vergoni, e un concerto di canzoni perugine con presentazione di un nuovo cd. Il programma completo sarà diffuso a giorni.

Sul manifesto del 2018 campeggia il Bartoccio disegnato da Filippo Paparelli, giovane ma già affermato disegnatore della “scuderia” della Biblioteca delle Nuvole: una nuova interpretazione grafica della maschera, che si aggiunge a quelle di Marco Vergoni, Moreno Chiacchiera, Claudio Ferracci, Marco Leombruni.